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Scudetto Amichevoli 96/97: Carlos Bianchi e l'ombra di Litmanen su Totti.

20 ottobre 2021
Amichevoli 1996/1997

Chiusa la parentesi Mazzone, Franco Sensi decide di affidare la squadra al pluripremiato allenatore argentino Carlos Bianchi, fresco vincitore del campionato di clausura con il Velez Sarsfield e due anni prima, sempre con il Velez, vincitore della Coppa Intercontinentale: i tifosi giallorossi, anche se dispiaciuti della partenza del "Sor Magara", già sognano in grande, come ogni estate.
Nel mercato estivo, gli unici due ingressi di livello, sono Damiano Tommasi che nel Verona ha fatto molto bene, e un pupillo dello stesso allenatore argentino, Roberto Trotta anche lui vincitore della Libertadores e dell'Intercontinentale con il Velez.
In realtà ci sarebbe anche da menzionare l'arrivo di Martin Dahlin in attacco, ma dell'olandese in giallorosso non resterà affatto traccia...
In uscita da registrare la partenza di capitan Giannini, in rotta con la società giallorossa.
Purtroppo già dal ritiro a Kapfenberg la Roma mostra tutti i suoi limiti, di rosa e di apprendimento (se così vogliamo dire...) degli schemi del tecnico argentino: i giallorossi balbettano, offrono prestazioni a volte irriverenti e a dir poco ridicole, che suscitano non poche critiche dallo stesso Bianchi.
L'esordio all'Olimpico prima dell'inizio ufficiale della stagione vede una brutta Roma uscire sconfitta contro il Real Saragozza e accompagnata negli spogliatoi dai fischi da parte dei propri tifosi.
L'inizio di stagione è anche peggio, con l'immediata eliminazione in Coppa Italia da parte del Cesena.
In Coppa Uefa il cammino si ferma quasi subito: dopo aver eliminato la Dinamo Mosca, ai Sedicesimi di Finale il Karlsruher dell'ex Haessler ci elimina quasi senza accorgersene.
Il campionato, infine, è un vero pianto, con i giallorossi che illudono e si illudono di poter stare attaccata alle squadre di testa, quando invece ben presto devono guardarsi le spalle per evitare di essere risucchiati non tanto verso la Serie B, quanto nella parte di classifica che determina l'anonimato.
Franco Sensi viene contestato sempre più ferocemente dalla Curva Sud che esibisce striscioni di disappunto anche in trasferta.
Ma Carlos Bianchi non molla, nonostante già a novembre ha salutatao il suo pupillo Trotta, veramente troppo inadeguato al calcio italiano (così come Dahlin...), e a gennaio spera che gli innesti di Candela, Tetradze e Pivotto possano invertire la rotta.
Però è soprattutto la sua reticenza nei confronti di Totti, che ormai è sempre più universalmente riconosciuto come un vero e proprio talento, a rompere il rapporto con la società: a febbraio viene organizzato un triangolare "Città di Roma" nel quale Bianchi vuole dimostrare un po' a tutti che è Litmanen, fantasista dell'Ajax, il giocatore su cui deve puntare la Roma per il futuro, lasciando andare al più presto Totti.
E invece proprio il talento giallorosso nelle due mini partite contro il Monchengladbach e soprattutto contro l'Ajax strappa applausi a tutti rispingendo al mittente la possibilità di farlo fuori.
Il rapporto con Sensi ormai è logoro, i risultati sempre più scarsi e così dopo l'ennesima sconfitta (proprio contro il Cagliari di Mazzone) alla ventiseiesima giornata, Sensi decide che la misura è colma e affida la squadra al Barone Liedholm, che ormai può fare ben poco, vincendo solo a Bergamo e pareggiando il derby e a Milano con l'Inter.
Infine, da menzionare l'esordio in Serie A oltre che di Romondini, anche dei fratelli Conti, Andrea e Daniele, figli del grande Bruno.
Per la rubrica "chi era costui", invece, fa la sua apparizione in Prima Squadra un giovanissimo ghanese in prova alla Primavera, un certo Skelley Adu Tutu, che sostuisce Abel Balbo nell'amichevole di allenamento a Trigoria contro il Bayer Leverkusen nel gennaio 1997.
Nella foto sopra, Francesco Totti ritratto sulla rivista "La Roma" durante il triangolare "Città di Roma" nel quale la futura leggenda giallorossa giocò due minipartite strepitose, dopo le quali anche Carlos Bianchi dovette accettare il talento del fantasista giallorosso.

Scudetto Juventus-Roma 1-0: Orsato colpisce ancora.

18 ottobre 2021
Juventus-Roma

Siamo alle solite.
Di nuovo Orsato di Schio ad arbitrare una partita importante della Roma, e ancora una volta risulta essere lui il più decisivo della gara, più che i giocatori in campo.
Parte forte la Juve che pressa a tutto campo la Roma, senza però risultare essere pericolosa, fino al gol di Kean viziato in avvio di azione da un controllo di mano (neanche troppo velato) di Cuadrado che innesca De Sciglio che pesca Bentancur in area che colpisce di testa, il pallone sbatte sulla fronte di Kean (in fuorigioco?) e batte l'incolpevole Rui Patricio.
A questo punto però la Roma di Mourinho non si abbatte e, anzi, comincia a premere e a costringere i bianconeri a difendersi con tutti gli 11 effettivi, arrivando al termine del primo tempo anche a raggiungere il pareggio: una bella giocata in area di Abraham (su cui Danilo già compie un intervento da rigore...) permette a Mkhitaryan di superare Szczesny con uno "scavetto" senza che però la palla riesca a superare la linea del gol ma, prima che il pallone ritorni ad Abraham che la spinge in rete, Orsato pensa bene di fischiare il rigore in favore dei giallorossi.
Proteste da una parte e dall'altra, ma l'arbitro ormai ha fischiato prima che la palla sia entrata in rete e il rigore è confermato.
Szczesny ipronitzza Veretout (che fino a questo momento non aveva mai fallito dal dischetto) e riesce a parare il calcio di rigore.
Nell'intervallo Orsato per cercare di mettere una pezza al suo errore, cade nel ridicolo dimostrando del tutto la sua inadeguatezza: cercando di spiegare a Cristante il perché abbia fischiato il rigore senza concedere il vantaggio, riesce a negare l'innegabile "Vantaggio su rigore non si dà mai", quando tutti sanno che è l'esatto contrario...
La ripresa vede ancora la Roma protagonista di una prestazione sontuosa e gagliarda, che porta ad alcune occasioni da rete che meriterebbero migliore fortuna (su tutte un tiro a giro dello stesso Veretout e una splendida giocata di un sorprendente Vina che vede il suo tiro a botta sicura deviato da una gamba avversaria sul più bello).
Orsato, sempre lui, pensa bene di tornare protagonista anche nel finale di gara quando, dopo diverse interruzioni di gara, molte ammonizioni e una lunga pausa per soccorrere Pellegrini, decide di assegnare appena 3 minuti di recupero scatenando le ire dello stesso Mourinho.
Nella foto sopra, il tocco sotto porta di Abraham per il gol del pareggio giallorosso allo scadere del primo tempo. Ma è tutto inutile: Orsato ha fischiato due secondi prima il fallo su Mkhitaryan a terra assegnando il rigore.

Scudetto Roma-Empoli 2-0: questa Roma corre.

05 ottobre 2021
Roma-Empoli

Dopo il brutto scivolone in campionato nel derby di domenica scorsa, la Roma riparte con una netta vittoria e una prestazione importante (dopo il semi-allenamento di giovedì in Ucraina contro lo Zorya Luhansk).
L'Empoli non era squadra temibile da far tremare i polsi, ma comunque tra la stanchezza fisica per le tante partite disputate fin qui sempre dagli stessi giocatori e la delusione di aver perso un derby quasi dominato, il risultato della partita non era così scontato come poteva apparire.
E difatti nei primi 20-25 minuti, è proprio la squadra toscana quella che ha il maggiore controllo della partita e le occasioni migliori per poter passare in vantaggio (anche se Rui Patricio resta praticamente inoperoso per tutta la gara): Pinamonti più volte si affacia in area giallorossa creando qualche grattacapo al rientrante Smalling.
E proprio l'uscita del giovane attaccante empolese cambia il corso della partita: Darboe (come cresce il giovane gambiano!) in coppia con Veretout prende possesso del centrocampo e la Roma comincia a correre, costringendo l'Empoli a chiudersi a riccio a difesa della propria porta.
Porta che viene violata al termine del primo tempo da un gol di Pellegirni su perfetto assist di Mkhitaryan: controllo in corsa e tocco morbido con il pallone che scivola alle spalle di Vicario: il capitano corre così a festeggiare sotto la "sua" Curva non solo il gol del vantaggio, ma anche il rinnovo del contratto appena firmato.
A questo punto la partita non ha più storia e la Roma gestisce agevolmente il vantaggio, "strappando" con Zaniolo e cercando in più riprese il raddoppio, trovandolo con Mkhitaryan che si trova al posto giusto nel momento giusto raccogliendo un facile pallone quando Abraham (ancora sfortunatissimo, arrivato al sesto legno stagionale!) con un destro tremendo rischia di abbattere la porta di Vicario.
Quarto posto riconquistato e prima parte di campionato archiviato.
Ora la sosta (ennesima...) e poi un ciclo di partite e scontri diretti (fino alla prossima, inutile sosta) che diranno di più sulla forza di questa squadra: Juventus, Napoli e Milan intervallate dalla Conference League, Cagliari e Venezia.
Questa Roma è pronta a mettersi in gioco e verificare il proprio reale valore.
Nella foto sopra, dopo aver rinnovato in settimana il contratto che lo legherà alla Roma fino al 2026, Pellegrini festeggia nel migliore dei modi il suo amore per i colori giallorossi: prestazione da campione, gol che sblocca la partita e meritati applausi e ovazioni sotto la Curva Sud.

Scudetto Lazio-Roma 3-2: gioca la Roma, vince la Lazio.

27 settembre 2021
Lazio-Roma

Arriva la seconda sconfitta dell'era Mourinho, con lo stesso risultato della prima (3-2 come a Verona) e questa volta fa decisamente più male: la Roma esce sconfitta nel derby per colpa dei primi venti minuti in cui è stata in balia delle scorribande della Lazio e degli errori arbitrali che, volente o nolente, hanno indirizzato la gara.
Dopo appena 10 minuti i biancocelesti sono già in vantaggio per una gravissima disattenzione difensiva che lascia Milinkovic libero di anticipare facilmente Rui Patricio e dopo altri 10 minuti da un nettissimo rigore negato su Zaniolo che poteva portare al possibile 1-1, nasce il contropiede micidiale di Immobile che offre un altro facile pallone a Pedro, l'ex di turno, di segnare nella porta che fino a pochi mesi fa doveva difendere.
Pedro è così il terzo giocatore a segnare nel derby romano con entrambe le maglie, dopo Selmosson e Kolarov.
A questo punto la Roma si scuote e prende in mano le redini del gioco portando in alto il proprio baricentro e lasciando per tutto il primo tempo poco spazio ai contropiede laziali.
Zaniolo colpisce l'ennesimo palo della stagione e non riesce a ribadire in porta, ma poco dopo è Ibanez (al suo primo gol in Serie A) ad accorciare le distanze e Immobile sbaglia davanti a Rui Patricio.
Si va negli spogliatoi con la convinzione che la Roma possa riprendere facilmente in mano la gara, ma ancora è l'arbitro a lasciar correre un intervento di Leiva sanzionato con la sola punizione, quando pochi giorni fa per lo stesso tipo di intervento Pellegrini fu ammonito una seconda volta (cartellino che sarebbe stato anche per il laziale la seconda ammonizione) essendo così espulso e impossibilitato a prendere parte alla gara.
Poco dopo, ancora una volta su un contropiede orchestrato da Immobile, la Lazio va a segno con Felipe Anderson.
La Roma però non molla e continua a martellare, fino a raggiungere il secondo gol su rigore per atterramento di Zaniolo, che stavolta l'abitro decide di assegnare.
E sempre Zaniolo, prima di uscire stremato dal campo, ha l'occasione buona per agguantare il pareggio che sarebbe stato più che meritato con un tiro angolato sul quale Reina compie un'autentica prodezza ricacciando in gol l'urlo del gol.
La Roma esce sconfitta, la Lazio festeggia sotto la Nord con l'aquila che vola, ma a conti fatti chi ne esce rafforzata è la Roma.
Con i suoi problemi e i suoi difetti. Ma questa, stavolta, è una squadra vera.
Nella foto sopra, Mourinho a fine gara chiama i giocatori giallorossi attorno a sé, complimentandosi con loro per come si sono comportati durante la gara (e per distrarli dai festeggiamenti laziali) prima di portarli tutti sotto la Curva Sud.