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DOMENICO D'ALBERTO
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Domenico D'Alberto Budapest (Austria-Ungheria), 01 - 02 - 1907 / ?
Esordio in serie A: 22 Settembre 1935, Roma-Torino 1-0

STAGIONE
SQUADRA
SERIE
PRESENZE
GOL
1930-1931
CAGLIARI
1° D
?
?
1931-1932
CAGLIARI
B
29
5
1932-1933
CAGLIARI
B
31
10
1933-1934
CAGLIARI
B
23
4
1934-1935
CAGLIARI
B
25
11
1935-1936
ROMA
A
16
4
1936-1937
ROMA
A
29
7



STAGIONE
DATA
COMPETIZIONE
PARTITA
GOL
1935-1936
22 Settembre 1935
Campionato
1 Giornata
Roma - Torino 1-0
1-0
08 Dicembre 1935
Campionato
10 Giornata
Roma - Juventus 1-1
1-1
10 Maggio 1936
Campionato
30 Giornata
Palermo - Roma 1-3
1-2
1-3
1936-1937
28 Giugno 1936
Coppa dell'Europa Centrale
Ottavi di Finale - Ritorno
Roma - Rapid 5-1
4-0
20 Settembre 1936
Campionato
2 Giornata
Roma - Sampierdarenese 3-0
1-0
01 Novembre 1936
Campionato
7 Giornata
Triestina - Roma 2-2
0-1
08 Novembre 1936
Campionato
8 Giornata
Roma - Bari 5-2
3-1
4-2
03 Gennaio 1937
Campionato
14 Giornata
Roma - Lucchese 3-0
3-0
06 Gennaio 1937
Coppa Italia
Sedicesimi di Finale
Roma - Triestina 2-1
1-1
17 Gennaio 1937
Campionato
16 Giornata
Roma - Napoli 1-0
1-0
07 Febbraio 1937
Campionato
19 Giornata
Alessandria - Roma 5-3
2-2



BIOGRAFIA

Discreto attaccante degli anni '30, comincia a giocare in Ungheria, arrivando nella serie maggiore di quel paese per poi essere chiamato a Cagliari, ove disputa alcuni tornei di serie B che ne rivelano le buone capacità tecniche, attirando su di lui le attenzioni degli osservatori.
Nel 1935-36, la Roma lo preleva dagli isolani, pensando di utilizzarlo in qualità di riserva di Guaita, ma la fuga di questi (e di Scopelli e Stagnaro), lascia un buco al centro dell'attacco romanista che proprio lui viene chiamato a riempire, in mancanza di alternative più affidabili e in assenza di possibili rinforzi su un mercato ormai chiuso. D'Alberto non è una vera prima punta, manca della potenza fisica necessaria, e forse anche del coraggio, per poter svolgere il compito, ma si adegua alle esigenze di Barbesino, dando un discreto contributo sino all'avvento di Dante Di Benedetti, il quale apporta all'attacco giallorosso il peso che è mancato sino ad allora, portando la squadra ad un passo dal titolo, dopo un furente inseguimento finale.
Alla seconda stagione, va ancora meglio: gioca con maggior continuità e riesce a dare un buon apporto di reti alla causa di una squadra che però non è più la stessa che aveva sfiorato lo scudetto appena dodici mesi prima. Un errore di valutazione della dirigenza, la quale non capisce in tempo che quello del 35-36 è stato un vero e proprio miracolo dell'orgoglio e che la squadra andrebbe rifondata, prepara la strada ad una stagione amarissima e al di sotto di qualsiasi aspettativa. Tra l'altro, durante una partita col Milan, D'Alberto viene espulso dall'arbitro per aver preso a pugni il compagno Serantoni, segno di rapporti non proprio idilliaci all'interno dello spogliatoio e del nervosismo apportato dalla mancanza di risultati.
E' proprio lui a pagare più di altri, poichè la società decide di cederlo alla Lucchese ove non riuscirà più a riprendersi dalla delusione, finendo presto nel dimenticatoio.