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HELGE CHRISTIAN BRONÉE
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Helge Christian Bronee Noebolle (Danimarca), 28 - 03 - 1922 / Dronningmolle (Danimarca), 03 - 06 - 1999
Esordio in serie A:10 Settembre 1950, Palermo-Atalanta 2-0

STAGIONE
SQUADRA
SERIE
PRESENZE
GOL
1948-1949
NANCY (FRA)
D1
?
?
1949-1950
NANCY (FRA)
D1
?
?
1950-1951
PALERMO
A
35
11
1951-1952
PALERMO
A
35
11
1952-1953
ROMA
A
32
6
1953-1954
ROMA
A
19
6



STAGIONE
DATA
COMPETIZIONE
PARTITA
GOL
1952-1953
14 Settembre 1952
Campionato
1 Giornata
Triestina - Roma 2-3 1-2
19 Ottobre 1952
Campionato
6 Giornata
Roma - Como 3-0 3-0
21 Dicembre 1952
Campionato
14 Giornata
Juventus - Roma 3-2 1-1
04 Gennaio 1953
Campionato
15 Giornata
Roma - Napoli 5-2 2-0
08 Febbraio 1953
Campionato
20 Giornata
Roma - Bologna 2-1 2-1
12 Aprile 1953
Campionato
29 Giornata
Sampdoria - Roma 2-2
1-1
1953-1954
27 Settembre 1953
Campionato
3 Giornata
Roma - Udinese 3-0
1-0
2-0
04 Ottobre 1953
Campionato
4 Giornata
Atalanta - Roma 1-1 1-1
11 Ottobre 1953
Campionato
5 Giornata
Roma - Torino 2-2
2-2
03 Gennaio 1954
Campionato
15 Giornata
Bologna - Roma 1-2
0-1
17 Gennaio 1954
Campionato
17 Giornata
Milan - Roma 1-2 0-1



BIOGRAFIA

Pazzia allo stato puro.
Se qualcuno pensa che Cassano (molti anni dopo) sia stato folle, non ha mai sentito parlare di Helge Christian Bronée, interno danese di squisita grana tecnica degli anni '50.
Arriva in Italia grazie a Gipo Viani, cui il Principe Lanza di Trabia, presidente del Palermo, chiede di portare "il più forte giocatore del mondo".
Il tecnico indica proprio Bronée, di cui conosce la fama, ma del quale evidentemente ignora gli eccessi. Mal gliene incoglie, e vedremo perché.
Sbarca a Palermo e subito fa innamorare il pubblico rosanero.
È un giocatore capace di fare da vero uomo squadra, imposta al meglio il gioco e sa concluderlo nel migliore dei modi. Se però gli gira storta, la squadra si ritrova con un uomo in meno. È capace di mettersi a giocare sul lato di campo all'ombra, se ritiene che il sole sia troppo forte, oppure di rifiutarsi di accorrere in difesa se la squadra deve difendere il risultato.
In una partita, riesce addirittura a buttarsi il pallone in porta per interrompere la difesa ad oltranza del golletto di vantaggio, che evidentemente ritiene un affronto alla sua arte, tanto che Viani lo aggredisce imbufalito. Lui gliela giura e appena può, si vendica.
Accade quando la Roma, appena tornata in serie A, intavola una trattativa per garantirsi le sue prestazioni. Lui accetta, ma pone come condizione che venga allontanato dalla guida tecnica giallorossa il tecnico. Che, guarda caso, è proprio Gipo Viani.
Sacerdoti, non si sa se a malincuore, si adegua e la sua vendetta è servita su un piatto d'argento.
A Roma, le sue pazzie assumono le tinte di una pochade. A Montalbieri, ove la squadra sta ultimando il suo ritiro, un dirigente romanista, mandato a vedere se tutto procede per il meglio, si ritrova davanti ad un vero e proprio teatro diretto dal danese, tediato dalla seriosità della chiusura claustrale imposta ai giocatori.
Per non parlare dello scarpino che colpisce Campilli nel corso di un alterco tra Bronée e un compagno, che porta alla sospensione del giocatore.
Tutti si aspettano che lui vada a Canossa, ma non hanno ben compreso il suo carattere, poiché non si smuove dalle sue decisioni.
Alla fine, si decide di non rinunciare alla sua classe e si pone la parola fine ad una vicenda che sta tramutandosi in farsa. E poi, alla Roma, trova il sostegno di un altro pazzo scatenato come Bepi Moro, col quale la sintonia è assoluta. Nel corso di una partita che vede la Roma soccombere di una rete, Bronée chiama l'amico a dare una mano al serrate finale dei giallorossi e il bello è che Moro non si fa pregare per farlo!
Due anni di questa fattura, non possono che provocare una certa nausea in una società che vorrebbe vedere ripagati i forti investimenti fatti per riportare in alto la squadra dopo la caduta in serie B e, quando nell'estate del 1954 la Juventus si presenta all'uscio di Sacerdoti, il Banchiere di Testaccio è ben felice di aderire all'offerta economica bianconera, liberandosi di quello che ormai è chiaramente un elemento di disturbo.