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SERGIO ANDREOLI
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Sergio Andreoli Capranica (VT), 03 - 04 - 1922 / Viterbo, 18 - 05 - 2002
Esordio in serie A: 04 Gennaio 1942, Liguria-Roma 0-3

Campione d'Italia 1942

STAGIONE
SQUADRA
SERIE
PRESENZE
GOL
1937-1938
PERUGIA
C
?
?
1938-1939
PERUGIA
C
?
?
1939-1940
PERUGIA
C
?
?
1940-1941
PERUGIA
C
?
?
1941-1942
ROMA
A
20
-
1942-1943
ROMA
A
20
1
1945-1946
ROMA
A
26
1
1946-1947
ROMA
A
38
2
1947-1948
ROMA
A
35
1
1948-1949
ROMA
A
36
5
1949-1950
ROMA
A
30
-



STAGIONE
DATA
COMPETIZIONE
PARTITA
GOL
1942-1943
18 Aprile 1943
Campionato
29 Giornata
Roma - Genova 1893 2-3
2-3
1945-1946
03 Marzo 1946
Campionato
19 Giornata
Roma - Bari 1-1
1-1
1946-1947
09 Marzo 1947
Campionato
23 Giornata
Roma - Triestina 4-1
3-1
16 Marzo 1947
Campionato
24 Giornata
Roma - Venezia 1-2
1-2
1947-1948
02 Aprile 1948
Campionato
32 Giornata
Roma - Vicenza 2-0
1-0
1948-1949
04 Novembre 1948
Campionato
8 Giornata
Modena - Roma 2-2
1-2
2-2
12 Dicembre 1948
Campionato
15 Giornata
Roma - Novara 4-1 2-1
23 Gennaio 1949
Campionato
22 Giornata
Roma - Torino 1-2 1-0
05 Giugno 1949
Campionato
38 Giornata
Roma - Lucchese 3-0
1-0



BIOGRAFIA

Sergio Andreoli è una delle maggiori rivelazioni del torneo 1941-42, quello che porta la Roma alla conquista del suo primo scudetto.
Viene scovato al Perugia da Schaffer, al quale piace subito l'impeto con cui affronta gli avversari e approfitta dell'infortunio occorso ad Acerbi dopo nove giornata per entrare nella squadra titolare e non uscirvi più. La sua esuberanza fisica, il vigore con cui affronta la contesa e l'atteggiamento spavaldo con cui usa sottomettere l'avversario, si sposano al meglio con lo stile riflessivo di Brunella e consentono alla Roma di cementare al meglio la linea dei terzini posta a protezione di Masetti.
In un referendum del Littoriale, indetto al termine della stagione per stabilire i migliori giocatori del campionato per ogni ruolo, figura al quarto posto, risultato estremamente lusinghiero per un atleta che nessuno sino ad allora conosceva e testimonianza della bontà della sua annata. La continuità di rendimento e l'attaccamento alla maglia, gli consentono di ritagliarsi un posto privilegiato nel cuore di una tifoseria che ama da sempre l'atteggiamento testaccino che è il marchio di fabbrica del suo gioco.
Dopo la guerra rimane stabilmente nella rosa di prima squadra e riesce a distinguersi anche in mezzo alla confusione tecnica che si sta impadronendo dell'ambiente giallorosso, ove la fedeltà al Metodo che aveva consentito di vincere il campionato 1941-42, impedisce il passaggio risoluto al più moderno Sistema, con conseguenze tecniche gravissime.