AlmanaccoGialloRosso

Scudetto Milan-Roma 3-3: Ibra, Dzeko e Giacomelli.

27 ottobre 2020
Milan-Roma

Scoppiettante partita tra il Milan capolista e una pimpante Roma che ha ribattuto colpo su colpo ai rossoneri.
L'atteso confronto tra i due bomber delle due squadre si è concluso anch'esso con un pareggio (nonostante la doppietta dello svedese) ma un altro bomber ha voluto dire la sua all'interno della gara: l'arbitro Giacomelli.
Dopo aver condotto in maniera abbastanza tranquilla la gara, l'arbitro ha pensato bene di ergersi ad assoluto protagonista andando nel più completo pallone dopo aver assegnato un inesistente rigore per la Roma, senza andare a controllare la VAR (dicono che le regole quest'anno siano cambiate...) e cominciando a fischiare a caso in un senso e nell'altro.
Capito l'errore madornale, non aspettava altro che compensare andando a fischiare un altro rigore inesistente stavola a favore del Milan, ancora una volta senza consultare la VAR.
Al di là di tutto, comunque, la partita ha mostrato che la Roma è una squadra attrezzata per reggere il confronto con tutti (finora ha già affrontato sia la Juventus che il Milan, mettendo entrambe le squadre in seria difficoltà). Certo, se avesse anche un terzino destro, probabilmente avrebbe ancora più chance.
Karsdorp, preferito a Bruno Peres, ha fatto anche una buona partita in fase propositiva, ma in difesa è andato troppo spesso in confusione contro Leao, che ha fatto il bello e il cattivo tempo.
Con l'ingresso di Bruno Peres, poi, le cose non sono andate per il meglio, anzi, sempre da quella parte la Roma ha sofferto più del dovuto.
Sono anni che alla Roma manca un terzino destro che sia un terzino, non un ala adattata o un centrocampista arretrato o addirittura un difensore centrale spostato.
Chiunque sia il DS che arriverà alla Roma (quando arriverà?) dovrà innanzitutto sanare questa atavica mancanza nella difesa giallorossa, prima di pensare ad altro.
Nella foto sopra, un intervento decisivo di Mirante. Ancora una volta l'esperto portiere giallorosso, ormai titolare al posto di Pau Lopez, è stato protagonista della partita.

Scudetto Roma-Benevento 5-2: la Roma riparte da Pedro.

20 ottobre 2020
Roma-Benevento

Dopo la solita, inutile e quantomeno inopportuna, sosta per la Nazionale, riparte il campionato di Serie A, e stavolta incredibilmente senza rinvii, partite annullate per giocatori positivi al Covid, partite e punti assegnati a tavolino e punti di penalizzazione.
Riparte il campionato, e riparte la Roma trascinata da un attacco stellare e in forma strepitosa, che non si fa mettere paura dalla buona partita di un generoso e ben messo in campo Benevento, e che alla fine ne rifila ben 5 alla squadra campana.
Se è vero che Dzeko è tornato al gol segnando una splendida doppietta, se è vero che Mkhitaryan ha dato lanima in campo pur sbagliando troppo spesso sottoporta, è altrettando innegabile che in questo momento il vero uomo in più dell'attacco giallorosso è Pedro, il plurivincitore di trofei in giro per il mondo che da quest'anno veste la maglia della Roma.
Non è tanto il gol del pareggio segnato o di alcune ottime giocate, ma è proprio il suo atteggiamento in campo che lo rende il leader della squadra (senza nulla togliere a Dzeko, si intende): tutti lo cercano, tutti sanno che dai suoi piedi può partire la giocata vincente.
E intorno a lui cresce l'intera squadra.
In difesa, nonostante i due gol (abbastanza fortunosi) subiti, si è ballato poco, e al reparto manca ancora il rientro di Smalling.
A centrocampo forse c'è ancora qualcosa da registrare, con Pellegrini non ancora ai suoi livelli ma con Cristante (se centrocampista si può ancora intendere) che sta crescendo in personalità.
E poi c'è la panchina: se è vero che i nomi al momento non sono di primissimo livello (a parte Borja Mayoral che ha esordito proprio contro il Benevento), è altrettanto vero che Villar sta dimostrando di essere un ottimo regista e Carles Perez, con il gol segnato "alla Messi" (ma piano con i paragoni), si dimostra molto più che un semplice rincalzo.
Il campionato è ripartito, nella speranza che non si debba più fermare o che non venga falsato più di quanto già non lo sia, e ora riprendono anche le coppe europee: giovedì in Svizzera contro lo Young Boys la Roma è chiamata a confermarsi.
Nella foto sopra, Pedro in azione contro il Benevento: il giocatore spagnolo in questo momento è l'arma in più (non che l'anima) della squadra.

Scudetto Roma-Juventus 2-2: Roma promossa... a metà.

16 luglio 2020
Roma-Hellas Verona

Riaprono, in parte, le porte dell'Olimpico e i mille fortunati invitati possono assistere dal vivo alla prima uscita casalinga della Roma contro la Juve.
E non assistono neanche ad una brutta Roma, anzi.
I giallorossi, praticamente gli stessi della scorsa stagione con i soli nuovi inserimenti di Kumbulla (molto positivo il suo esordio in giallorosso) e di Pedro, affrontano a viso aperto e molto spavaldi la Juventus del nuovo corso targato Andrea Pirlo.
I bianconeri sembrano la brutta copia dello squadrone degli ultimi anni, e soprattutto a centrocampo sbagliano molto rendendo la vita facile ai centrocampisti giallorossi, Veretout su tutti, che intercettano molti palloni velenosi e per poi verticalizzare molto velocemente.
E su due di questi recuperi repentinamente trasformati in occasioni offensive arrivano i due gol di Veretout, il primo su calcio di rigore per un evidente fallo di mano di Rabiot, e il secondo allo scadere del primo tempo su magistrale contropiede iniziato dallo stesso francese che chiude il triangolo con Mkhitaryan che gli serve un pallone da spingere solo in rete.
Rabiot nel secondo tempo si fa espellere, Dzeko si divora due ottime occasioni (clamorosa la prima che dopo essersi liberato di due avversari in area colpisce a botta sicura, ma il pallone scheggia il palo), e la Roma non riesce a chiuderla.
E alla fine arriva il fattaccio, con Fonseca che sostituisce Santon inserendo uno spaesato e stralunato Bruno Peres su cui si posizione immediatamente Cristiano Ronaldo: risultato, prima occasione per il portoghese, Bruno Peres che neanche ci pensa a marcarlo, e gol del definitivo 2-2.
Le critiche a Fonseca piovono copiose, sia per l'errata lettura della partita in corso d'opera, sia per le mancate sostituzioni durante la ripresa (quest'anno come nella parte finale della scorsa stagione sono ammesse cinque sostituzioni), ma siamo veramente sicuri che sia "già" arrivato il momento di sostituire l'ennesimo allenatore?
Nella foto sopra, Ryan e Dan Friedkin, figlio e padre, i nuovi proprietari della Roma assistono alla prima all'Olimpico della "loro" nuova squadra.

Scudetto Amichevoli 1982-1983: 33 amichevoli e uno scudetto.

26 settembre 2020
Amichevoli 1982-1983

L'estate del 1982 viene movimentata dal terzo titolo mondiale vinto dall'Italia di Bearzot e dalla campagna acquisti esplosiva, dovuta alla decisione di aprire al secondo straniero adottata dalla Federazione.
La Roma, dopo aver trattato Boniek, si vede sfilare il polacco da Madama, grazie alle solite entrature della FIAT e dirotta le sue attenzioni su quella che sembra una seconda scelta, Herbert Prohaska, austriaco che all'Inter ha stentato più del previsto. Arriva anche il fortissimo difensore Pietro Vierchowood, oltre ad una giovane promessa come Maurizio Iorio, ma la Juventus acquista anche Michel Platini e questa sembra una pietra tombale sulle ambizioni della Roma.
Liedholm, però, ancora una volta, ha fatto bene i suoi conti. L'arrivo di Vierchowood, infatti, gli permette di portare indietro Di Bartolomei e di farne la prima fonte di gioco, mentre Prohaska, con la sua bravura tecnica e tattica, permette il miglior bilanciamento possibile della squadra, in attesa del rientro di Ancelotti. Che avviene dopo sei giornate, aggiungendo un altro tassello ad un mosaico che diventa praticamente perfetto.
La Roma parte subito forte e approfitta delle difficoltà di una Juventus alle prese con il difficile ambientamento di Boniek e Platini.
Falcao e compagni vanno subito in testa alla classifica e si presentano al primo scontro diretto, a Torino, con tre punti di vantaggio. Quando Chierico porta in vantaggio la Roma, padrona del campo, sembra che il torneo possa trasformarsi in una passeggiata, ma non è così, perchè nel secondo tempo i bianconeri ribaltano la partita e si riportano sotto.
La Roma, comunque non si smonta e riparte di gran lena, macinando gioco ed avversari. Prima la Fiorentina e poi l'Inter pagano dazio e vengono di fatto eliminate dalla lotta per il titolo, ormai ristretta alle due favorite della vigilia e alla sorpresa Verona.
Dopo aver vinto il titolo d'inverno, platonico, ma pur sempre indicativo, la Roma va ad impattare al Bentegodi contro il Verona, confermando di essere sulla strada giusta. Nelle domeniche che la separano dal big match con la Juventus, mette ancora fieno in cascina e si presenta al faccia a faccia coi bianconeri con ben cinque lunghezze di vantaggio.
In un Olimpico stracolmo e reso ancora più eccitante dalla splendida coreografia della folla romanista, Falcao porta in vantaggio la Roma e sembra mettere la parola fine al discorso, ma ancora una volta è una giacchetta nera, Barbaresco di Cormons, a mettersi di traverso. Allo scadere della contesa, con le squadre sull'1-1, lascia correre un fuorigioco che porta alla seconda rete di Brio e riapre di fatto le danze.
La settimana passa tra le polemiche, ma la truppa di Liedholm non si fa distrarre e si prepara al meglio per difficile gara di Pisa. All'Arena Garibaldi, di fronte a migliaia e migliaia di supporters giunti con ogni mezzo da Roma, Falcao e Di Bartolomei stendono i toscani e danno un preciso segnale alla Juventus: stavolta nessuno può fermare i lupi.
L'ultima emozione, arriva a cinque giornate dal termine, quando la Roma pareggia a Firenze in concomitanza dell'incredibile crollo della Juventus nel derby col Torino. I bianconeri, infatti, in vantaggio di due reti a pochi minuti dal termine, ne beccano tre in tre minuti, innescando il vero e proprio spettacolo sulle tribune del Comunale di Firenze, dove i tifosi giallorossi, giunti ancora una volta in massa, mettono al corrente la squadra di quanto si sta consumando a Torino.
Il sigillo definitivo, arriva alla penultima giornata, a Genova contro i grifoni, quando l'1-1 consegna alla Roma il suo secondo titolo, a distanza di ben 41 anni dal primo. E' l'8 maggio 1983 quando Pruzzo, Falcao, Conti, Di Bartolomei e gli altri, si congiungono idealmente agli eroi del primo scudetto, tra le lacrime di gioia dei discendenti di coloro che ebbero la ventura di assistere al trionfo degli uomini guidati da Schaffer.
E in una città che impazzisce di gioia e canta sulle note di Venditti il suo amore per i colori capitolini, è impossibile non riandare con la mente alle calde giornate dell'estate del 1927, quando un gruppo di innamorati della stessa, decisero che Roma doveva essere rappresentata da una sola grande squadra in grado di competere al vertice...
Durante l'anno, poi, molti ragazzi della Primavera e delle giovanili giallorosse si affacciano per la prima volta in Prima Squadra, disputando una miriade di allenamenti: molti di questi giovani saranno, negli anni a venire, gli autentici pilastri della squadra che sarà, dimostrando ancora una volta che la fucina giallorossa è una delle migliori del panorama nazionale nel formare campioni in erba.
Nella foto sopra, Pruzzo in azione contro il Cesena, durante il Memorial Dino Manuzzi - Torneo Guerin Sportivo, nell'estate 1982, nel precampionato della stagione che vedrà la Roma trionfare in campionato.