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Scudetto Benevento-Roma 0-4: Dzeko scherza con il Benevento.

22 settembre 2017
Roma-Hellas Verona

Edin Dzeko poteva essere già di gran lunga il capocannoniere della Serie A.
Un po' di imprecisione, alcune facili occasioni non portate a termine, e tanta, ma tanta sfortuna, invece, fanno sì che il gigante bosniaco sia ancora "fermo" a "soli" 5 gol in 4 partite...
Contro il Benevento, squadra che come vista contro la Roma difficilmente riuscirà a fare qualcosa in questa Serie A, Dzeko ha segnato una doppietta facile facile e solo gli interventi scomposti dei difensori di casa che hanno provocato due autogol gli hanno negato la gioia del poker.
Poi ci si è messo anche un palo, l'ennesimo preso dalla Roma, ha fermare la corsa del bomber.
La Roma finalmente pare trovare una quadratura del cerchio, nonostante l'ampio turnover messo in atto da Di Francesco, segno che qualcosa in chiave tattica comincia ad essere assimilato.
L'avversario, come detto, non era all'altezza, per cui non bisogna lasciarsi andare a facili entusiasmi: l'importante, però, è continuare a correre e vincere, sfruttando tutte le occasioni che vengono sottoposte ai giallorossi.
E poi aspettare che chi precede la Roma rallenti: finora nessuna squadra ha dato l'impressione di essere la classica "ammazza-campionato", neanche la Juve e il Napoli che veleggiano in testa.
In più questa Roma, da molti accusata di non avere difensori centrali all'altezza per una difesa a 4 come la vuole Di Francesco, continua a non subire gol.
Ripetiamo: così come gli ultimi avversari non erano adeguati in difesa, non lo erano neanche in attacco, per cui la linea difensiva giallorossa ha avuto vita facile.
Ma ad oggi, questa è la Serie A italiana.
E finché non verrà fatta una seria riforma del campionato, portantolo a 18 (se non 16...) squadre, si continuerà ad assistere alla partecipazioni di improbabili e impresentabili formazioni.
Rendendo, così, alcune giornate come delle partite poco più impegnative di un tipico allenamento.

Scudetto Roma-Hellas Verona 3-0: Florenzi risolve la Roma.

18 settembre 2017
Roma-Hellas Verona

Qualcosa inizia finalmente a farsi vedere.
La pratica era di quelle semplici, il Verona è ben poca cosa quest'anno e soprattutto a questo punto della stagione, ma la Roma non ha già tempo da perdere: i punti di distacco dai vertici della classifica sono già tanti (c'è comunque da considerare il recupero che si dovrà fare contro la Sampdoria) e ancora di più c'è da convincere un ambiente ancora dubbioso sul lavoro di Di Francesco.
Sarà stato l'avversario "molle", sarà stata la partenza forte della Roma (forse anche per l'allerta meteo che annunciava un nubifragio sull'Olimpico), saranno stati alcuni cambi effettuati dal tecnico giallorosso che ha fatto ampio uso del turnover, la Roma è sembrata decisamente più squadra rispetto alle precedenti uscite in campo.
La vera certezza di tutto ciò è senza dubbio il rientro e il pieno recupero di Alessandro Florenzi: il doppio infortunio occorsogli al ginocchio lo ha rigenerato, lo ha reso più caparbio e tignoso sulla sua fascia, la sua abnegazione e la sua tecnica alla fine lo hanno fatto risultare il migliore in campo, ha corso tutta la fascia come se volesse recuperare il troppo tempo perso, ha servito l'assist vincente per il gol di testa di Dzeko, ha coperto in difesa (per quel poco che doveva fare) senza mai sbagliare un intervento.
E' lui un nuovo, importante acquisto per la Roma.
E poi c'è il ritorno al gol di Nainggolan, chiesto in settimana anche dallo stesso Dzeko, che si sentiva troppo solo lì davanti, la "scoperta" di Under che da quello che ha fatto vedere non sarà una semplice comparsa in questa stagione (per lui anche un palo e un'occasione ghiotta fallita forse per la troppa emozione), l'inserimento ottimo del ritrovato Pellegrini e l'esordio con la maglia giallorossa di Schick, che dovrà far vedere se tutti i soldi spesi per il suo cartellino sono veramente ben spesi.
La Roma riparte. E riparte (anche) dalla sua identità: in campo dopo tanti, troppi giorni, c'erano ben 3 giocatori nati a Roma e tifosi della Roma: De Rossi, Florenzi e Pellegrini.
Può sembrare poca cosa, ma così non è.

Scudetto Roma-Atletico 0-0: brutta partita, buon punto.

13 settembre 2017
Roma-Atletico de Madrid

Il sorteggio di Champions League, come sempre, non era stato benevolo con la Roma.
Oltre il piccolo Qarabag, il Chelsea e l'Atletico Madrid sono indubbiamente due avversari più che temibili, entrambe le squadre possono ambire alla vittoria finale del trofeo.
Per questo (e non solo) era importante uscire dalla prima giornata con un risultato positivo, o comunque senza le ossa rotte.
La Roma è riuscita egregiamente non solo a contenere gli avversari spagnoli, ma addirittura a strappare con i denti un punto importantissimo, non solo per la classifica ma soprattutto per il morale.
Perché è inutile nasconderci: la Roma, questa Roma di Di Francesco, sembra essere ancora un cantiere e a tratti una squadra incompiuta, che deve lavorare ancora molto prima di trovare quell'amalgama che permetta ai giocatori di trovarsi in campo come vorrebbe il tecnico e come sperano i tifosi.
Nel frattempo, le note positive della serata sono senza dubbio la ritrovata verve di Manolas che ieri ha eretto un autentica diga nella difesa giallorossa, salvando anche sulla linea un gol praticamente fatto degli spagnoli, e soprattutto un Alisson autentico padrone della propria area di rigore.
Il portiere brasiliano in più di un'occasione ha salvato i giallorossi dalla capitolazione, e non è sbagliato dire che questo punto, questo prezioso punto, è stato conquistato grazie proprio ad Alisson che finalmente è riuscito a dimostrare a tutti che l'investimento di un anno e mezzo fa fatto dalla Roma non era del tutto senza senso.
Da registrare anche la capacità tattica di Di Francesco che, come aveva detto, non è un integralista del 4-3-3: quando le cose si stavano mettendo male per i giallorossi, ha cambiato la squadra e l'assetto difensivo passando a 3 dietro, dando maggiore solidità al reparto con maggiore filtro a centrocampo.
C'è da lavorare, questo si sapeva. Ma i risultati aiutano sicuramente a lavorare meglio. A prescindere da come arrivano.

Scudetto Roma-Inter 1-3: Dzeko illude, la sfortuna affossa la Roma.

28 agosto 2017
Inter-Roma

Tre pali (Kolarov, Nainggolan e Perotti), un contatto dubbio su Fazio in area, un rigore clamoroso su Perotti non fischiato, una gomitata di Borja Valero in faccia a Nainggolan neanche sanzionata con una punizione.
Basterebbe questo a giustificare una sconfitta immeritata contro una squadra da tutti indicata come tra le favorite per lo scudetto.
Ma in realtà c'è anche dell'altro, come la solita mancanza di coesione della squadra nei momenti di difficoltà e lo scollamento totale dopo il gol del pareggio di Icardi.
Era stata annunciata come la vera rivoluzione del calcio: la VAR doveva essere d'aiuto alla terna arbitrale e far sparire la maggior parte degli errori in modo tale da fugare ogni dubbio sulla regolarità delle partite.
E invece proprio all'Olimpico si assiste all'assenza di tale aiuto: Orsato (arbitro addetto alla VAR) non riferisce nulla ad Irrati, che in occasione del fallo su Perotti in area chiede cosa fare.
Il fallo è evidente, ma nessuno si prende la responsabilità di guardare lo schermo e decretare il rigore.
Sarebbe stato il rigore del possibile 2-0, e ora staremmo probabilmente parlando di un'altra partita, di una Roma lanciata e di un'Inter costruita dagli ex Sabatini e Spalletti clamorosamente fallimentare.
E invece no: ora si pontifica l'Inter di Icardi (che ha toccato due palloni due, decisivi ovviamente) che per buona parte della partita ha subito (e non poco) la Roma a centrocampo ma che come detto, al primo affondo nerazzurro si è afflosciata e si è persa.
La Roma è incompleta, e molto probabilmente lo resterà: le manca un attaccante esterno alto a destra, Defrel è ben poca cosa in quel ruolo, e Di Francesco deve non solo recuperare al più presto almeno un terzino destro, ma deve anche capire cosa vuole fare da grande.
L'inserimento di El Shaarawy, Under e Tumminello, quando ormai la frittata era fatta, senza una chiara idea di gioco, ha ricordato fin troppo i cambi di "Carlos Bianchi memoria", quando per la disperazione inseriva attaccanti su attaccanti.
Ma tutti sappiamo bene che fine abbia fatto il mitico "Galbusera"...