Scudetto Roma-Crotone 4-0: tutto facile per la Roma.

22 settembre 2016
Roma-Crotone

E ci mancherebbe pure, aggiungiamo.
Ma la Roma di questi tempi (e non solo di questi, purtroppo...) ci ha abituato a tutto ed al contrario di tutto, per cui non era così scontata la vittoria contro il Crotone, anche se le forze contrapposte in campo evidenziavano una clamorosa differeza.
Troppo debole il Crotone per dare un giudizio complessivo e veritiero alla Roma, che comunque ha dimostrato di voler raggiungere la vittoria con gioco e senza troppa ansia.
Una formazione con chiara trazione offensiva (El Shaarawy, Dzeko, Salah e Totti tutti in un colpo solo), che forse ha trovato la coppia difensiva definitiva (Manolas-Fazio) in attesa del rientro di Rudiger e di capire se un giorno tornerà disponibile anche Vermaelen.
Totti è stato riproposto titolare esattamente un anno dopo l'ultima volta: era il 20 settembre del 2015 e contro il Sassuolo andò anche in rete.
Contro il Crotone non ha trovato il gol, ma ha dispensato giocate sopraffine per tutti e per gli occhi di tutti, ma non solamente fini a se stesse: da un suo splendido lancio di prima, è nato il gol di Dzeko, che non ha dovuto far altro che toccare il pallone quel tanto che bastava per superare con un "lob" il malcapitato Cordaz.
Ricordate i denigratori del Capitano quando nel corso degli anni si sono dedicati nella critica del "gioca troppo di prima"? Chissà dove saranno ora...
Nel finale, con il risultato ormai acquisito, le maglie della difesa giallorossa si sono forse un po' troppo allargate, anche per via dei vari cambi che si sono susseguiti e in qualche occasione il Crotone si è affacciato pericolosamente dalle parti di Szczesny.
In una di queste il portiere polacco è riuscito anche a neutralizzare il rigore calciato da Palladino, mantenendo la porta inviolata. Cosa più unica che rara da queste parti.
Tre punti incamerati, la classifica che è ancora corta e la sensazione che si sia finalmente imboccata la strada giusta. Ma sarà vero questa volta?
La partita di domenica prossima contro il Torino darà la risposta: un risultato in continuità con quello di ieri sera sarebbe sicuramente una buona, ottima iniezione di fiducia.

Scudetto Fiorentina-Roma 1-0: Qualcuno svegli questa Roma.

19 settembre 2016
Fiorentina-Roma

Ok, la sconfitta è immeritata.
Per quanto si è visto sul campo, la Fiorentina ha giocato ad armi pari con la Roma e alla fine si sono annullate a vicenda e oltretutto il gol segnato da Badelj è viziato da un clamoroso fuorigioco di Kalinic che ostacola la visuale di Szczesny.
Ma se la Fiorentina non meritava i tre punti, probabilmente neanche la Roma ha fatto molto di più per meritarsi la vittoria.
Certo, se andiamo a contare le chiare e limpide occasioni da gol, i giallorossi (se si possono chiamare ancora così vista l'improbabilme maglia rosso-arancione proposta ieri...) ne hanno costruite di più. Concretizzandone, purtroppo nessuna.
Dzeko su tutti ha fallito un paio di chiarissime occasioni per portare in vantaggio la propria squadra e nella ripresa, prima che la Fiorentina passasse in vantaggio, Nainggolan ha colpito un palo clamoroso.
Ma il punto resta sempre lo stesso da inizio stagione: dov'è quella squadra che nella seconda parte della scorsa stagione metteva paura a chiunque appena entrava in campo?
Dov'è quella squadra che ha messo in seria difficoltà (nonostante poi il grosso passivo) il Real Madrid, vincitore poi della Champions League?
Dov'è quella rabbia chiesta a piena voce da Spalletti fin dalla prima gara stagionale?
La Roma vista fino a questo punto è una squadra che può tranquillamente combattere per conquistare un posto nella prossima Champions League, e al massimo ambire a vincere la Coppa Italia (per l'Europa League... beh, l'esordio contro il Viktoria Plzen non fa ben sperare), ma di certo per competere con la Juventus e il Napoli (sperando che l'Inter rimanga quella che è) ci vuole ben altro.
E, forse, ci volevano altri giocatori. Ma Spalletti da subito ha rassicurato l'ambiente che i giocatori che ha sono giusti e sufficienti. Ha anche detto in tempi non sospetti che la Roma sarebbe partita subito forte, visto gli impegni che cominciavano presto.
Tralasciamo i commenti su alcuni calciatori lasciati poi prontamente a riscaldare la panchina. Sappiamo che erano commenti volti più a stimolare quei calciatori piuttosto che essere veritieri.
E allora qualcuno, non importa chi, si sbrighi a svegliare questa squadra dal torpore che l'ha colpita. Un'altra stagione senza carne né pesce sarebbe sinceramente troppo.

Scudetto Viktoria Plzen-Roma 1-1: Male male...

16 settembre 2016
Roma-Porto

Che cosa sta succedendo alla Roma?
O meglio, che cosa è già successo a questa squadra?
Già tutti stufi (nuovamente) di Spalletti tanto da non seguirlo neanche nelle più basilari indicazioni e nelle partite apparentemente più semplici?
Dall'inizio di stagione c'è una sola certezza: la Roma e i suoi giocatori non hanno carattere, intensità, voglia e concentrazione.
Il tecnico non fa altro che ripeterlo, e non solo davanti la stampa. E di certo non lo fa per scaricarsi la coscienza, anche se alcune responsabilità ne ha anche lui.
Lo fa per spronare la squadra, per scuotere questi giocatori che improvvisamente sono diventati (o meglio, tornati) ad essere dei lontani ricordi di quel che furono. O che dovrebbero essere.
Chi si lamenta di poco aiuto da parte del pubblico, chi si ritiene "leader" anche quando non lo è...
Un mercato disastroso? Certo: Juan Jesus pagato fior di milioni all'Inter non è presentabile in nessuna categoria in questo momento. A volte pare il Simone Loria dei tempi andati.
Ma questa Roma proprio non va. Anzi va: male, molto male. Malissimo.
Contro una squadra come il Viktoria Plzen che in Italia potrebbe stazionare a centro classifica, i giallorossi hanno arrancato, offerto il fianco, e mai hanno dato l'impressione di poter riprendere in mano le redini del gioco.
E anche ieri dopo pochissimi minuti erano passati in vantaggio, su rigore, con Perotti.
Ci ha pensato poi Juan Jesus (ma Alisson?) a regalare il pareggio agli avversari. Ma poi non c'è stato più nulla, se non qualche velleitario tentativo isolato da parte di quei pochi volenterosi.
Rimboccarsi le maniche e lavorare, lavorare, lavorare.
Perché qui c'è il rischio di vedere qualcuno che non arrivi (o che magari non voglia neanche arrivare?) a mangiare il panettone.
E gettare alle ortiche l'ennesima stagione. Appena cominciata.

Scudetto Roma-Sampdoria 3-2: dopo il diluvio, TOTTI.

12 settembre 2016
Roma-Sampdoria

È servito un intervallo di quasi 80 minuti per far rinascere (per l'ennesima volta...) la Roma.
Saranno state le urla sotto gli spogliatoi di Spalletti (che certamente ci saranno state...), sarà stata la pausa tra il primo e il secondo tempo così lungo, talmente lungo che a molti è tornata alla memoria quella storica partita tra il Perugia e la Juventus del 1999, sarà stato l'ingresso in campo tra le fila della Sampdoria dell'ex Dodò che tutto ha fatto tranne giocare per la propria squadra.
Chissà.
Di certo quel che ha fatto la differenza è stato l'ingresso in campo dell'unico calciatore che aveva nei piedi la possibilità, la capacità, la caparbietà, la qualità e la classe di cambiare le sorti della partita: Francesco Totti.
Il primo tempo (sotto il caldo del sole) inizia bene per la Roma: i giocatori corrono, si trovano, contengono bene gli avversari, e dopo pochi minuti Salah porta già in vantaggio la propria squadra e in molti si apprestano a vedere una partita tutta in discesa.
Nulla di più sbagliato: la squadra comincia ad arretrare, la Sampdoria (che pure gioca bene) la costringe nella propria metà campo e Juan Jesus insieme a Bruno Peres non riescono a contenere uno scatenato Muriel, che comunque trova un gran gol al volo (su probabile errore anche di Szczesny).
Ed ecco che tutti i problemi di questa squadra vengono a galla: scarsa concentrazione, paura di sbagliare e la Sampdoria prende il sopravvento. I giocatori di carattere pare si nascondano e su un cross in area piccola in molti commettono errori: portiere e difensori. Quagliarella (come una tassa) insacca il 2-1.
Arriva la pioggia torrenziale sullo stadio e forse proprio questo aiuta la Roma. La lunga interruzione tra il primo e il secondo tempo schiarisce le idee di molti e le gambe di altri.
Quando ormai la sospensione definitiva era in vista, la pioggi smette e il terreno di gioco incredibilmente drena perfettamente. A mezz'ora di distanza dalla fine della pioggia e della grandine, il terreno si presenta in perfette condizioni. E la partita alle 17 passate può riprendere.
In campo al posto di El Shaarawy (ancora una prova impalpabile la sua) e Perotti ci sono Dzeko e Totti: da subito si capisce che quella in campo non è la stessa Roma.
In pochi minuti costruisce 5-6 nitide palle gol su una delle quali Dzeko servito da Totti si inventa un gol strepitoso con uno splendido destro-sinistro ad anticipare Viviano, mentre sulle altre lo stesso portiere doriano compie dei prodigiosi interventi in particolare su Strootman, Salah e lo stesso Dzeko.
La Sampdoria è alle corde e Giampaolo tenta di correre ai ripari sostituendo l'improbabile Dodò inserito ad inizio ripresa, ma ormai è troppo tardi e il destino della partita è già stato disegnato dagli dei del calcio.
Ultimo minuto di gara, ultima palla al bacio servita da Totti in area per Dzeko. Stop. Finta a rientrare. Fallo di Skriniar. Rigore.
Lo batte Totti. A quasi 40 anni.
Gol. Apoteosi. Fischio finale. Vittoria.