AlmanaccoGialloRosso

Scudetto Amichevoli 1957-1958: ennesimo cambio in panchina.

11 dicembre 2018
Amichevoli 1957-1958

La storia della Roma è sempre stata costellata da un unico, lungo filo conduttore, che evidentemente si sta protraendo fino ai giorni nostri: la non capacità di programmare a lungo termine con la conseguente smania di provare a vincere (senza riuscirci) cambiando compulsivamente allenatori uno dopo l'altro.
È il caso (anche) della stagione 1957-1958: dopo un lungo tira e molla, sulla panchina giallorossa arriva il semisconosciuto (se non del tutto sconosciuto) sir Alec Stock, dal passato per nulla glorioso e autentica scommessa fatta dall'allora dirigente sportivo Gigi Peronace.
Il nostro Stock fece estrema fatica ad adattarsi al calcio italiano, completamente diverso da quello inglese, e dopo appena 4 mesi, complice un ritardo (voluto?) nell'arrivare alla stazione Termini per prendere il treno per la trasferta a Napoli, viene dapprima sospeso e poi definitivamente allontanato dalla direzione tecnica della squadra.
Squadra che comunque non è tra le migliori degli ultimi anni (pochi gli innesti dal mercato e ancora meno quelli pescati nelle giovanili) e che dopo l'esonero di Stock viene affidata alla guida di Gunnar Nordahl, ormai sul viale del tramonto per quanto riguarda il calcio giocato.
Alla fine della stagione, comunque, i giallorossi arriveranno ad un discreto quinto posto in classifica, venendo però eliminati al primo turno della rediviva Coppa Italia.
Poche amichevoli di spessore durante l'anno: degne di menzione una trasferta a Basilea conclusasi 3-3 e l'ultima amichevole contro la Nazionale Militare, che di lì a poco avrebbe giocato il mondiale militare in Egitto.
Nella foto sopra, Dino Da Costa in azione contro la FEDIT nell'amichevole precampionato.

Scudetto Cagliari-Roma 2-2: Buffoni!

10 dicembre 2018
Cagliari-Roma

Non è ammissibile una cosa del genere. Su nessun campo di calcio in nessuna categoria.
Una partita che era cominciata nel migliore dei modi col gol di Cristante e che si era messa ancora meglio dopo il gol del raddoppio di Kolarov.
Tutto faceva presumere, finalmente, una giornata tranquilla e rilassante in attesa di scoprire i risultati delle altre gare di Serie A.
E invece no. L'improbabile e l'impossibile è accaduto.
In 5 minuti la Roma ha fatto registrare un possibile nuovo record, perché difficilmente è mai accaduto ciò che è successo a Cagliari.
Il secondo tempo, come troppo spesso è accaduto in questa stagione, ha mostrato il lato peggiore dei giallorossi: stanchi, svogliati, troppo individualisti in alcuni giocatori, troppo assenteisti in altri.
Ma il doppio vantaggio, comunque, lasciava tutti più o meno tranquilli.
Tranne Di Francesco, che ci ha messo probabilmente anche del suo con dei cambi scellerati (che a fine gara giustificherà peggiorando la situazione e sancendo di fatto lo strappo con la squadra: "Avete visto chi avevo in panchina?") che non sono serviti a nulla se non a dare maggiore fiato al Cagliari, che a 5 minuti dalla fine accoricava le distanze con Ionita (Florenzi a cosa stava pensando? Se si è deciso che faccia il terzino, per favore, insegnategli bene i movimenti: già nel primo tempo è servito un super Olsen a tappare una sua, ennesima, falla difensiva...)
Il finale è tragicomico, neanche da campetto di periferia, probabilmente più da scuola calcio: 5 minuti di recupero, nell'ultimo un lancio sventato da Olsen che subisce fallo e l'arbitro espelle ben due calciatori cagliaritani per proteste. Partita virtualmente finita, quindi, la testa è già sull'aereo di ritorno.
E invece no. Dopo essersi ripreso, Olsen invece di traccheggiare e giocare la palla a qualcuno vicino (ma chi? Tutti erano praticamente scappati...) rinvia lungo, neanche troppo. L'arbitro non fischia, ma mancano davvero pochi secondi a tale evento.
La palla arriva sui piedi dei cagliaritani, perché i giallorossi, tutti, nonostante in quel momento ci fossero ben 5 difensori, non sono riusciti ad intercettare il pallone, lancio lungo, alla disperata del centrocampo cagliaritano, difesa giallorossa messa alla "volemose bene", anzi, "volemose male", Manolas che si inventa un intervento volante che manco fosse sulla spiaggia al mare (intervento che ovviamente che va a vuoto) e Sau che si ritrova lanciato a rete come solo nei nostri peggiori incubi.
Il 2-2 finale è inevitabile.
Di chi è la colpa? Di tutti, nessuno escluso. Dal presidente, a tutta la dirigenza, fino all'ultimo dei giocatori in panchina, compresi i Primavera, ai massaggiatori, ai preparatori atletici, ai medici (chi sarà il prossimo infortunato di lunga degenza?), al tecnico, ora a vero rischio panchina.
La colpa è di tutti.
Ma, almeno stavolta, non di quei tifosi che secondo qualcuno "non capiscono niente di calcio". Loro lasciateli stare, veramente. Non proferite più una parola nei loro riguardi.
Nella foto sopra, Di Francesco, che anche i tifosi ormai hanno messo sul banco degli imputati.

Scudetto Amichevoli 1956-1957: aria di smobilitazione.

06 dicembre 2018
Amichevoli 1956-1957

La dirigenza giallorossa decide di rinnovare la rosa anche a scapito della qualità lasciando partire i vari Cavazzuti, Pandolfini, Galli e Nyers, cercando comunque di rimpiazzare alcune pedina con nomi di spicco, Gunnar Nordahl su tutti, che però evidentemente hanno perso lo smalto dei giorni migliori.
La stagione si apre con la tournée in Venezuela per la Pequena Copa del Mundo, contro Porto, Real Madrid e Vasco da Gama, tournée che servirà solo a fiaccare i già stanchi giocatori italiani, reduci da un'annata massacrante.
Durante l'anno varie gare amichevoli consentono a Sarosi di provare anche alcuni giovani delle minori giallorosse, tra cui Compagno, Marcellini e Baccarini, ma solo i primi due avranno poi le capacità tecniche per poter inserirsi definitivamente in Prima Squadra.
Dopo un'amichevole contro la fortissima squadra ungherese dell'Honved, dove milita un certo Puskas, squadra che ha problemi a rientrare in patria a seguito della "Rivoluzione Ungherese del 1956", la Roma decide di tesserare Zoltan Czibor, fortissimo attaccante già tre volte Campione d'Ungheria.
Purtroppo per i giallorossi, la FIFA blocca il tesseramento dei trasfughi ungheresi, per cui nessuno di quelli che furono tesserati da altre squadre, poterono scendere mai in campo in partite ufficiali, compreso quindi Czibor.
La stagione continua tra pochi alti e molti bassi, tanto che Sarosi verrà rimosso dall'incarico di allenatore per far nuovamente spazio a Guido Masetti, traghettatore della Roma fino a fine stagione.
Stagione che si concluderà con un anonimo (e rischiosissimo) quindicesimo posto e la tournée in Grecia, ad Atene, dove incontrerà prima il Panathinaikos e poi l'AEK.
Nella foto sopra, saluti iniziali tra Venturi e Puskas, i due capitani rispettivamente della Roma e dell'Honved.

Scudetto Roma-Inter 2-2: VARgogna!

02 dicembre 2018
Roma-Inter

Lo hanno visto tutti: dal campo, dagli spalti, da casa, addirittura i commentatori TV che di solito tendono ad astenersi, ma questa volta non hanno potuto far finta di niente.
Un fallo nettissimo, che già a velocità normale è apparso come tale.
Oltretutto l'arbitro Rocchi era lì, ad un passo, altro che impallato come ha provato a sostenere qualcuno. Ha visto. E ha visto fin troppo bene, tant'è vero che ha messo subito il fischietto in bocca, per poi, però, toglierselo immediatamente e non prendere nessuna decisione.
Rimandando il tutto a chi era davanti ad uno schermo proprio per segnalare all'arbitro in campo evidenti errori.
Forse Fabbri (era lui l'addetto al VAR) come ha ipotizzato Totti (in veste di dirigente giallorosso) a fine gara, tra il serio e il faceto, stava veramente guardando un'altra partita.
Come è possibile non sanzionare lo sgambetto netto di D'Ambrosio a Zaniolo (senza ombra di dubbio il migliore in campo) in piena area di rigore?
Come? Perché?
Già lo scorso anno, nella stessa area di rigore, altro sgambetto (all'epoca ai danni di Perotti) e altro silenzio dal microfono dell'addetto VAR.
Lo scorso anno era la seconda giornata, era appena stata introdotta questa novità video, si parlò di un errore di comunicazione e di "affinamento" dell'uso della nuova tecnologia.
È passato più di un anno, la partita (guarda caso) è sempre la stessa: Roma-Inter all'epoca, Roma-Inter ieri: cambiando l'ordine degli addendi il risultato, però, non è cambiato.
Mentre poteva cambiare il risultato finale di questa gara, perché si era sullo 0-0 e immediatamente dopo il rigore non dato alla Roma, l'Inter è ripartita in contropiede e ha segnato il gol del vantaggio con Keita.
La Roma è stata brava a non demoralizzarsi come in altre partite, nonostante le evidenti carenze di organico a cui ha dovuto far fronte mister Di Francesco, e anzi, nel secondo tempo ha messo ancora più in difficoltà gli avversari, raggiungendo il primo pareggio con una sassata di Under e poi, dopo il nuovo vantaggio del solito Icardi, ha agguantato il più che meritato pareggio con il rigore segnato da Kolarov, rigore anch'esso altrettanto netto per fallo di mano di Brozovic, ma che Rocchi non si è sentito di dare nuovamente, se non dopo il richiamo (questa volta sì!) dell'addetto al VAR.
Come sostenuto già a suo tempo, e anche ultimamente, il VAR utilizzato così non solo non serve a nulla, ma anzi è oltemodo dannoso e invece di fugare ogni dubbio sulla correttezza dei direttori di gara, alimenta ancora di più quei pensieri di malafede mai del tutto sopiti.
Nella foto sopra, il clamoroso fallo di D'Ambrosio su Zaniolo non sanzionato da Rocchi e peggio ancora non ravveduto dall'addetto al VAR.