AlmanaccoGialloRosso

Scudetto Amichevoli 37/38: breve tournée in Jugoslavia.

13 giugno 2018
Amichevoli 1937-1938

Di mezzi economici ce ne sono sempre meno, e anche le amichevoli di allenamento vengono ridotte all'osso.
In pratica si decide di fare queste amichevoli ad inizio e a fine anno, mentre durante la stagione i vari allenamenti si svolgono con le squadre delle giovanili.
Oltretutto la Roma è costretta anche ad abbandonare Campo Testaccio per gli impegni ufficiali in quanto ormai le sue strutture cominciano ad essere troppo logore per la sicurezza degli spettatori.
Nel precampionato una sola amichevole di "prestigio", contro l'Hajduk, che in un certo senso è la conclusione di una serie di incontri amichevoli iniziati sul finire dell'anno precedente.
Sul finire di stagione, l'immancabile tournée in terra Jugoslavia, stavolta in casa del Bata Borovo, con un'appendice in Romania per un'amichevole disputata contro il Ripensia di Timisoara.
Rientrati in patria e terminato il campionato, è tempo di provare nuovi giocatori da poter eventualmente tesserare l'anno successivo.
Dopo aver già provato Bonomi nel doppio impegno contro il Bata (e deciso di tesserarlo l'anno successivo), altri giocatori hanno il privilegio di indossare la maglia giallorossa, senza però dare un seguito: sono Valfredo Riccardi (dalle giovanili giallorosse), Chiesa (Fiorenzo?), Pozzo, Pier Francesco De Martinis e Carlo Pronzati (della Civitavecchiese), Sergio Montipo' dal Brescia (che in futuro diverrà fumettista) e Adamello Freschi dall'Empoli.
Solo alcuni avranno un futuro nel calcio lontano da Roma: gli altri si perderanno nel tempo di guerra.
L'amichevole del 22 Maggio 1938 contro la Lazio serviva proprio a provare alcuni fra questio giocatori: la pioggia caduta dal giorno precedente ed anche durante la partita tenne lontano il gran pubblico e pregiudicò lo scopo dell?incontro che era quello, appunto, di sperimentare sul terreno pratico il valore degli eventuali nuovi acquisti.
Il risultato finale fu un pesante 3-0 a favore dei biancazzurri.
Nella foto sopra, il tecnico Ara discute con Michelini al termine dell'amichevole precampionato contro il Siena il 5 Settembre 1937.

Scudetto Amichevoli 36/37: poche amichevoli da raccontare.

06 giugno 2018
Amichevoli 1936-1937

I venti di guerra soffiano sempre più forti sull'Europa e sull'Italia, ma il gioco del calcio continua a richiamare grandi masse di persone e le distrae da eventi più importanti.
La Roma, dopo il forzato allontanamento del presidente Sacerdoti (con origini ebraiche), è alla disperata ricerca di validi sostituti degli ormai andati Guaita, Scopelli e Stagnaro e di un portiere che possa dare il cambio a Masetti con la stessa affidabilità.
Così, nelle varie amichevoli stagionali, vengono provate diverse soluzioni, cercando di trovare dei giovani di belle speranze tra le giovanili.
Eccezion fatta per Amadei, che inizia in queste amichevoli di allenamento a farsi notare e che diventerà uno dei migliori bomber d'Italia, la Roma non trova nulla che possa far al caso suo.
A fine anno cerca di "tappare i buchi" provando e successivamente mettendo sotto contratto il portiere Valinasso e l'attaccante Prendato, entrambi con un trascorso tra le file della Juventus, nel mentre lascia la casacca giallorossa Renato Cattaneo.
La Roma viene chiamata a Fiume, all'epoca ancora sul territorio italiano, per inaugurare il nuovo ed avveniristico impianto sportivo della città.
Tra i vari giocatori che vengono pescati dalle giovanili e provati senza che poi possano avere una seconda opportunità ci sono: Trento Ceccarelli, Gino Galli, Angelo Cattaneo e anche Carlo Biagi del Napoli, preso in prestito solo per completare la squadra che affronta l'AIK di Stoccolma a campo testaccio.
Nella foto sopra, le immagini della amichevole contro l'AIK di Stoccolma in cui la Roma ha provato il portiere Valinasso e l'attaccante Prendato, autore anche del gol giallorosso.

Scudetto Amichevoli 35/36: "Faccio i gol, non la guerra!"

28 maggio 2018
Amichevoli 1935-1936

Tra impegni di Coppa dell'Europa Centrale, Campionato e la rediviva Coppa Italia, la Roma ha ben poco tempo per girare l'Italia e l'Europa per svolgere amichevoli di prestigio.
Oltretutto l'imminente Guerra d'Etiopia getta alle ortiche quanto di buono i giallorossi stavano costruendo nel tentativo di vincere, finalmente, il campionato: la chiamata alle visite mediche propedeudiche per la chiamata alle armi, mandando nel panico i tre italo-argentini Guaita, Scopelli e Stagnaro che stavano rendendo grande la Roma.
Per paura di dover partire per il fronte (cosa che difficilmente sarebbe successa, dato il loro status di "sportivi" e quindi privilegiati), pensano bene di fuggire in Francia prima con l'automobile fino a Ventimiglia e poi in treno fino a Nizza, per poi prendere la nave e tornare in Argentina.
Come poteva risultare ovvio, il mondo sportivo romano (e non solo) non prende benissimo la cosa, e sui giornali escono articoli furibondi verso i tre "traditori".
Ad ogni modo la Roma è costretta a correre velocemente ai ripari, ma sul mercato non trova granché, tanto che a metà stagione decide di mettere in prima squadra un colleggiale, Di Benedetti. Che se fosse stato inserito prima in squadra, chissà...
Di amichevoli, quindi, se ne disputano ben poche, ma comunque tutte disputate con sano spirito sportivo, nella speranza di veder nascere o scoprire qualche valida alternativa ai tre "fuggitivi".
Da segnalare due calciatori schierati con la maglia giallorossa, ma che non sono mai entrati nei ranghi "ufficiali" della Roma: il giovane Omero Pantaloni e Remo Costa (quest'ultimo in prestito dall'Udinese per un possibile acquisto, mai effettuato).
Ci sarebbe anche un certo "Sabbadini" sceso in campo contro la Pistoiese, ma è probabile che sia un refuso di stampa e si intendesse Carlo Sabatini.
Nella foto sopra, le immagini della amichevole vinta dalla Roma per 3-2 a Livorno, contro la squadra locale: notare la presenza tra le fila giallorosse ancora di Scopelli e Guaita.

Scudetto Sassuolo-Roma 0-1: tipico allenamento di fine anno.

20 maggio 2018
Sassuolo-Roma

Stagione finita, tempo di bilanci.
La partita contro il Sassuolo, diciamola tutta, era più una formalità e si è disputata più per obbligo di firma che per altro.
La qualificazione in Champions League già acquisita, terzo posto praticamente blindato a meno di una improbabile sconfitta a Reggio Emilia contro i neroverdi, e voglia di vacanze dietro l'angolo.
L'errore di Pegolo su tiro-cross di Manolas non fa altro che ribadire che questa Roma, con un po' di attenzione in più a metà stagione, poteva sicuramente dire e dare qualcosa di più in questo campionato.
La Roma raggiunge l'obiettivo minimo in campionato, arrivando terza in classifica (quest'anno sarebbe bastato anche il quarto posto per accedere direttamente alla fase finale della prossima Champions League) ma ad una distanza abissale dalla Juve (-18 punti) e dal Napoli (-14): i giallorossi sono veramente così distanti dalle prime due della classe?
La Coppa Italia per la Roma non è mai iniziata: e questa è una grave pecca per la squadra di Di Francesco.
Se è vero come è vero che in termini economici e di prestigio la vittoria della Coppa Italia non vale praticamente nulla per la società, volta com'è a pensare quasi esclusivamente al bilancio, è altrettanto vero che per i tifosi un trofeo è sempre un trofeo, e fino ad un decennio fa era la Coppa che faceva praticamente rima con la Roma.
Abbandonarla in malo modo al primo turno contro il Torino, senza neppure averci provato, è stato un grave, gravissimo errore.
La cavalcata in Champions League, invce, ha mostrato in tutto e per tutto le potenzialità di questa squadra e la mentalità vincente che è riuscito a trasmettere ai giocatori Di Francesco, allenatore esordiente nella competizione.
Quando in conferenza stampa lui sosteneva che la Roma dovesse arrivare in finale, e che ci poteva arrivare, ne era pienamente convinto, quando tutti intorno a lui abbozzavano dei mezzi sorrisetti ironici.
Ha dimostrato che nulla è impossibile: vincere il girone di ferro che la sorte gli aveva messo sul cammino, contro Chelsea e Atletico Madrid (quest'ultima poi vincitrice dell'Europa League), eliminare lo Shakthar Donetsk dopo aver perso a Baku e nel momento più delicato della stagione, umiliare il Barcellona dopo averperso 4-1 al Camp Nou per poi ribaltare il risultato in un Olimpico come ai vecchi tempi, sfiorare la seconda impresa impossibile contro il Liverpool dopo aver perso 5-2 ad Anfield.
Tutto questo è stata la Champions della Roma che ha mostrato quanto di buono ha fatto la squadra, la società, ma soprattutto Eusebio Di Francesco.
È lui l'artefice, nel bene e nel male, di questa stagione a tratti straordinaria: arrivato in punta di piedi, tra lo scetticismo di molti, le critiche di tanti durante l'inverno giallorosso, ma riconosciuto da tutti come un allenatore capace.
È da lui che la Roma dovrà ripartire il prossimo anno. Alcuni giocatori andranno via, probabilmente qualcuno con dei nomi illustri non saranno più della rosa nella prossima stagione.
Ma se continuerà questa crescita di mentalità dovuta quasi esclusivamente al tecnico giallorosso, la Roma potrà dire la sua anche nella stagione che verrà.