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Scudetto Roma-Chievo 2-2: non ci siamo, proprio non ci siamo.

17 settembre 2018
Roma-Chievo

Punto e a capo. La Roma è di nuovo al punto di partenza.
Per colpa del mercato, per colpa di Monchi, di Pallotta, per colpa di Di Francesco, per colpa della tenuta fisica, per colpa della concentrazione dei giocatori.
Per tutti questi motivi. E molti, molti di più.
Ma nonostante ciò, non si può non vincere contro una squadretta da Serie B come il Chievo. Perché in Serie B finirà.
La Roma, questa Roma, anche questa Roma, non può ritrovarsi ad appena 5 punti dopo 4 giornate. Con la bellezza di 7 reti subite.
Dopo aver giocato contro il Torino, la seconda squadra dell'Atalanta, il peggior Milan dopo quello allenato da Brocchi e questo Chievo.
Non può trovarsi già a 4 punti dal Napoli, addirittura sotto la Lazio.
Si vocifera che ai giocatori manchino stimoli e obiettivi, con la convinzione di essere di passaggio e non vincere nulla con questa maglia.
Può darsi anche questo. Ma questi stessi giocatori non sono in grado di vincere queste partite? Anche giocando al 50%?
Dov'è Nzonzi campione del mondo? Dov'è il Manolas che strabuzzava gli occhi dopo il gol segnato al Barcellona? Che fine ha fatto Perotti?
E gli altri? Tutti ancora tristi e sconsolati per la partenza improvvisa di Strootman?
Che cosa sta facendo Di Francesco nello spogliatoio e in panchina? Che idea si è fatto di questa Roma? Come la vorrebbe plasmare? Che identità gli vuole dare?
Ancora con questa storia della mancanza di concentrazione? Nelle ultime 8 stagioni sulla panchina giallorossa si sono succeduti 6 allenatori, e tutti indistintamente hanno ripetuto sempre la stessa tiritera: mancanza di concentrazione.
E sì che sono cambiati parecchi giocatori.
Ne vogliamo cambiare un altro? Ancora uno? Per metterci chi, poi? Un altro "di passaggio"?
Sarebbe il caso di raddrizzare questa barca alla deriva: questa Roma con il minimo sforzo arriverà ugualmente quarta, obiettivo minimo.
Ma bisogna perlomeno volerlo. Altrimenti è tutto inutile.
Altrimenti portiamo il pallottoliere mercoledì a Madrid.
Nella foto sopra, Di Francesco prova a dare le giuste indicazioni ai suoi giocatori.

Scudetto Amichevoli 49/50: Rivoluzione infruttuosa.

14 settembre 2018
Amichevoli 1949-1950

La salvezza stentata ottenuta l'anno precedente, fanno correre ai ripari la nuova dirigenza giallorossa, e si punta tutto sul nuovo allenatore che siederà sulla panchina della Roma, Fulvio Bernardini.
Il mitico "Fuffo", appena insediatosi, opera un'autentica rivoluzione tecnica, seppur limitato dalle casse sempre più vuote della società: in pratica vengono venduti buona parte dei giocatori che non venivano ben visti dal nuovo allenatore e ne vengono acquistati tanti, troppi, soprattutto giovanissimi, provenienti da serie estremamente inferiori e anche da squadre al limite del professionismo.
E così, alla Roma approdano giocatori che non vedranno praticamente mai il campo in partite ufficiali, e anche nelle amichevoli di allenamento non riusciranno a mettersi in mostra.
È il caso di Fabbri, Redeghieri, Stocco, Marra, Baldieri, Nicoletti, De Carolis, a cui vanno aggiunti giocatori delle giovanili giallorosse aggregati in prima squadra, quali Casciotti, Talarico, Frattaroli: un autentico esercito di semisconosciuti, molti dei quali non sono reperibili neanche informazioni sul nome di battesimo.
Neanche le amichevoli a cui parteciperanno saranno di estrema levatura, se si considera che oltre le amichevoli precampionato svolte durante il ritiro precampionato, durante la stagione ne verranno svolte alcune contro l'INA, il F.A.T.M.E., il Formia, l'Isola Liri... squadre che non giocano se non a livello amatoriale.
Tra tutti questi acquisti più o meno inutili, qualcuno comunque riuscirà ad emergere.
È il caso di Carlo Lucchesi proveniente dall'Edera Trieste, oppure di Arangelovic pescato a stagione iniziata tra i profughi slavi, oppure di Amos Cardarelli: Fulvio Bernardini lo scova nel Ludovisi e, benché il mercato dei calciatori sia già chiuso, lui fa carte false per far approdare alla Roma questo diciassettenne di cui molti ne parlano bene.
Resterà in giallorosso ben 7 anni, diventando un punto di riferimento fondamentale per la difesa giallorossa negli anni a seguire.
Purtroppo la stagione terminerà con Bernardini che verrà rimosso dal suo incarico tecnico e con la Roma che si salverà solo alla penultima giornata, con strascichi giudiziari che lasceranno col fiato sospeso tutti i tifosi giallorossi.
Fiato che verrà definitivamente spezzato l'anno successivo, quando, inevitabilmente, la Roma retrocederà inesorabilmente in serie B.
Nella foto sopra, Arangelovic si scalda palleggiando con il pallone prima dell'amichevole contro il Maccarese.

Scudetto Amichevoli 48/49: anche Amadei saluta la Roma.

04 settembre 2018
Amichevoli 1948-1949

La Roma continua nella sua scellerata campagna di smobilitazione vendendo anche gli ultimi pezzi pregiati rimasti in rosa.
Dopo un lungo tira e molla, anche Amedeo Amadei, il grande bomber di Frascati, viene ceduto all'Inter.
Arrivano Tontodonati e Venturi, ma la partenza del "fornaretto" è un autentico colpo al cuore per le già traballanti coronarie dei tifosi giallorossi, che vedranno la Roma nuovamente salvarsi dalla serie B solo nelle ultime giornate di campionato.
Nel mentre, una grave crisi societaria che nei primi mesi del 1949 si sviluppò a causa di un contenzioso interno tra il Presidente in carica Pietro Baldassarre e i soci vitalizi che portò all'avvicendamento di tutto il direttivo societario.
Baldassarre venne sostituito dopo 6 mesi di crisi dal senatore democristiano Pier Carlo Restagno.
La stagione inizia con il ritiro a Sora e con 3 amichevoli in ciociaria e una a Colleferro.
Vengono provati alcuni giovani per testarne le capacità: Siro Paolini proveniente dall'Arezzo rimane nella rosa, mentre Maide Capacci, tuscanese del Latina, viene girato al Grosseto in quanto ritenuto non ancora pronto per la Roma.
Altre amichevoli durante l'anno non allontanano il timore di una possibile retrocessione per la squadra giallorossa: la Fortitudo, la "Viaggiante Danubiana" e l'Anzio sono solo delle buone allenatrici, mentre il Chieti verso il finale di stagione mette in risalto tutti i limiti di questa Roma ormai alla deriva.
Vengono decise anche due tournée estere: una tra le colonie francesi in Algeria e la Francia, e un'altra in Germania.
La Roma viene accolta molto bene ad Algeri e desta un'ottima impressione, mentre a Marsiglia cede di schianto forse anche per le tossine accumulate durante le trasferte.
Torna poi in Germania per la prima volta dalla fine della guerra mondiale e affronta prima il Waldhof Mannheim e poi il Monaco 1860 in due amichevoli che saranno poco più che due passerelle per smaltire le fatiche stagionali.
Nella foto sopra, Andreoli e Calmus, capitani della Roma e della formazione algerina "Red Star" salutano l'arbitro Deradji prima dell'inizio dell'amichevole.

Scudetto Milan-Roma 2-1: Mister, che risposte ha avuto?

03 Settembre 2018
Milan-Roma

Di Francesco, dopo il mezzo passo falso contro l'Atalanta, aveva chiesto delle risposte dai suoi giocatori.
Difficilmente quelle che ha ottenuto dalla gara contro il Milan, il peggior Milan dopo quello allenato da Brocchi, lo avranno soddisfatto.
Ma difficilmente avranno soddisfatto i suoi giocatori anche alcune scelte scellerate decise dal tecnico prima della gara.
In molti, tanti, troppi, dopo la partita contro l'Atalanta hanno invocato un ravvedimento da parte del tecnico riguardo il suo "credo" tattico, il suo 4-3-3 che non potrebbe, secondo questi scienziati della carta stampata, essere attuato con i giocatori che la società ha fornito al tecnico.
E quindi giù col tam tam della richiesta di un cambio di modulo, di far giocare Schick e Dzeko insieme, di far giocare Nzonzi e De Rossi insieme, di spostare Pastore dietro le punte "perché non può fare la mezzala", di giocare con la difesa a 3 perché così dietro si balla di meno.
Detto, fatto.
Di Francesco è caduto nella trappola e ha ceduto alle critiche, ha ceduto alle richieste, ha fatto tutto ciò che non doveva fare.
Ha minato la sua credibilità all'interno dello spogliatoio, è sceso a compromessi quando non avrebbe dovuto, ha prestato il fianco ai suoi denigratori.
Dopo che per mesi ha allenato i propri giocatori ad un certo tipo di gioco, li ha fatti scendere in campo in tutt'altro modo.
Karsdorp ad esempio che da più di un anno non vedeva il campo, si è sempre allenato in una difesa a 4: alla prima occasione di tornare titolare viene schierato a centrocampo con una difesa a 3. Complimenti.
Pastore, a cui da giugno gli si chiede di calarsi nella realtà di giocare come mezzala, dopo appena due partite viene proposto titolare come trequartista. Non c'è male, direi.
È inutile girarci intorno: Dzeko e Schick insieme non possono giocare. Il ceco non trova la posizione in campo e con lui in campo anche il bosniaco cala di rendimento e si innervosisce non poco.
Non può essere un caso se nel secondo tempo contro il Milan, dopo che Di Francesco è tornato sui suoi passi, la Roma è sembrata essere più a suo agio in campo e, senza strafare, aveva trovato il pareggio e stava portando in porto un punticino che perlomeno serviva al morale.
Ma poi a tempo praticamente scaduto, l'errore di Nzonzi (ma non si era detto che non aveva i 90 minuti nelle gambe?) ha dato il là alla vittoria rossonera.
Con Gattuso ad esultare, incredulo di aver ricevuto tanta grazia e benevolenza...
Nella foto sopra, la delusione dei giallorossi dopo aver subito il gol di Cutrone.