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Scudetto Roma-Sassuolo 4-2: La "nuova" Roma parte.

17 settembre 2019
Roma-Sassuolo

Dopo un paio di prestazioni vissute tra alti e bassi prima della sosta per la Nazionale, la Roma torna in campo con un paio di innesti importanti a centrocampo e subito cambia marcia.
Una prestazione sopra le righe, di quelle che fanno bene agli occhi e al cuore. Perlomeno tutto quello visto nel primo tempo: giocate di prima, schemi collaudati, recuperi e ripartenze, buon filtro a centrocampo e 4 gol in mezz'ora, tutti di pregevole fattura.
Il secondo tempo, invece, a risultato ormai acquisito, e con la stanchezza che sulle gambe di alcuni giocatori si faceva sentire, il registro della partita è leggermente cambiato, con il Sassuolo che ha dapprima tentato di rimediare il rimediabile, e poi a tratti a provato a fare paura ai giallorossi.
Giallorossi che, nonostante questa premessa, c'è da dire che avevano colpito un palo e una traversa prima che Berardi segnasse il primo gol per la sua squadra e poi un altro palo con Mancini.
Dietro poi si è ballato un po' troppo, con i limiti che conosciamo di Fazio e un Mancini che ancora non appare il partner ideale per il gigante argentino. Aspettiamo di scoprire Smalling, fermato da un risentimento muscolare.
Intanto dei nuovi, sono stati ammirati Veretout che ha svolto un preziosissimo lavoro di copertura e ripartenza a centrocampo, quel lavoro "oscuro" che fino allo scorso anno svolgeva l'ex capitano giallorosso De Rossi, e soprattutto un sontuoso Mkhitaryan: la sua forza e presenza in campo si nota eccome. Oltretutto il suo esordio in Serie A è stato bagnato con un bellissimo gol, dopo un'azione corale e un colpo di testa delizioso di Dzeko, prima dell'assist vincente di Pellegrini.
Quel Pellegrini che nella giornata di ieri ha disputato forse la sua più bella prestazione in maglia giallorossa (così come Kluivert): che fosse definitivamente arrivato il momento della sua consacrazione?
Nella foto sopra, l'esordio con gol ma soprattutto con una prestazione di sostanza del primo armeno a giocare in Serie A, Henrikh Mkhitaryan.

Scudetto Roma-Genoa 3-3: Si ricomincia...

26 agosto 2019
Roma-Genoa

Riparte ufficialmente la nuova stagione, che vede la Roma non più lanciata per chissà quali voli pindarici, ma decisa comunque a ritornare di corsa in Champions League.
La concorrenza quest'anno sarà ancora più ampia, visti i rinforzi che hanno operato le altre squadre. Rinforzi che, invece, i giallorossi hanno compiuto solo in parte.
È rimasto Dzeko, professionista ineccepibile, che sembrava da tempo in procinto di passare alla nuova Inter di Conte: il bosniaco alla fine è rimasto, ha prolungato il contratto e si è presentato alla nuova stagione con uno strepitoso gol.
Ha prolungato il contratto anche Under, che ha aperto le marcature con uno splendido (anche lui) gol in avvio di partita.
Kolarov ha segnato il terzo gol della Roma con una punizione perfetta.
Ma a dirla tutta, leggendo la formazione iniziale, è lampante come nulla (a parte il solo Pau Lopez al posto del partente Olsen) sia cambiato rispetto alla formazione dello scorso anno.
E se lo scorso anno è stato vissuto tra gioie (poche) e dolori (molti), come è possibile pensare che questa stagione sia diversa?
È vero: gli acquisti che sono stati fatti in questo calciomercato ancora non sono pronti al 100%: Spinazzola fermo ai box, Mancini ancora lontano dalla forma migliore, Zappacosta appena arrivato tra le file giallorosse, Diawara immaturo e Veretout ancora a "Chi l'ha visto?".
La vera novità è Paulo Fonseca e il suo gioco tutto corsa e verticalizzazione: anche questo non molto lontano dal gioco spregiudicato di Di Francesco.
Con la differenza (non trascurabile) che dietro non c'è più Manolas a mettere una pezza e Fazio ha un anno in più, e fulmine di guerra non lo è mai stato.
E così contro il Genoa di Andreazzoli (...) si è (ri)vissuta una di quelle partite che da un lato fanno sognare e strappare applausi fino a scorticare la mani, ma dall'altro fanno capire che ci sarà molto, ma molto da soffrire anche quest'anno.
Il Genoa si è affacciato dalle parte di Pau Lopez tre volte, e tre volte è andato in gol.
Serve registrare al più presto la difesa, e forse un acquisto di peso (ma perché ridursi sempre all'ultimo secondo?) potrebbe anche non bastare.
Florenzi capitano e applaudito dai suoi tifosi che lo incoronano ufficilamente come giusto capitano è un piacere da vedere, ma resta il fatto che non è e non può essere un terzino: se due gol su tre sono da imputare a Juan Jesus, il terzo e definitivo pareggio rossoblu arriva per un ritardo in copertura (l'ennesimo in carriera) di Florenzi.
Mettiamoci dunque comodi e prepariamo le mani: probabilmente ci saranno molte unghie da mangiare quest'anno...
Nella foto sopra, lo striscione apparso in Curva Sud con cui anche i sostenitori giallorossi investono Florenzi come capitano e vanto, sotterrando le distanze che lo scorso anno dividevano il giocatore con i suoi sostenitori.

Scudetto Amichevoli 1971-1972: sconfitte come se piovesse.

09 luglio 2019
Amichevoli 1971/1972

"Ciccio Cordova-Cappellini-Del Sol, ogni tiro è un goal": l'immaginazione dei tifosi non ha limiti, ma la realtà è leggermente diversa.
Il nuovo presidente, Gaetano Anzalone, richiama Herrera, nonostante una incredibile intervista dell'anno prima che gli costò l'esonero in cui il Mago rilancia la tesi secondo la quale lo scudetto del 1941-42 sarebbe un grazioso regalo di Mussolini.
Con un minimo di discernimento, uno così non dovrebbe più nemmeno mettere piede a Roma.
Ma il discernimento è cosa che non appartiene alla Roma di questi anni e il Mago ritorna trionfalmente sulla panchina giallorossa.
La campagna acquisti, la prima di Anzalone, è in linea con quasi tutte le successive: inesistente ad essere generosi.
L'unica consolazione è il grandissimo numero di giovani che dalle giovanili vengono provati in Prima Squadra nelle molte amicheovli disputate: Ranieri, De Paolis, Plateo, Peccenini, Sandreani, Rocca, Vichi, Banella, Merotto, Bertocco.
Non tutti sono pronti a fare il salto di qualità, ma da questa nidiata usciranno in futuro campioni che resteranno nella storia della Roma.
Ad ogni modo, il settimo posto finale, nell'anno dell'esplosione ad alti livelli di Bet e Santarini, è tutto grasso che cola. Perché l'annata non è delle migliori, anzi.
In Coppa Italia la Roma viene eliminata subito nel girone iniziale, nel quale gioca anche la Lazio, unica del girone che proseguirà il torneo.
A fine anno la magra consolazione della vittoria del Torneo Anglo Italiano, dopo la finale contro il Blackpool disputata a giungo 1972 con già degli innesti dell'anno successivo.
Anche le amichevoli stagionali, rispecchiano l'andamento dell'annata: molte sconfitte, alcune addirittura clamorose se si considerano gli avversari affrontati.
6-2 a Cesena, 0-2 contro il solito Santos di Pelè (a cui Ginulfi para un rigore), 1-3 contro la Nazionale Militare, 0-1 contro il Corinthians.
E una serie di partite che non convincono per nulla né Herrera riguardo alcuni atteggiamenti dei propri giocatori, né i tifosi, che spesso salutano l'uscita dal campo dei propri beniamini con sonori fischi.
Nella foto sopra, Pelè si congratula con Ginulfi dopo che il portiere giallorosso gli ha parata un rigore nell'amichevole tra la Roma e il Santos.

Scudetto Roma-Parma 2-1: Arrivederci, Daniele De Rossi.

27 maggio 2019
Roma-Parma

Si chiude così una delle peggiori stagioni, se non la peggiore stagione, della Roma dell'era americana. Forse solo la prima, quella con Luis Enrique in panchina fu più fallimentare.
La Roma relegata ai preliminari di Europa League, dopo che lo scorso anno ha raggiunto la semifinale di Champions League sfiorando addirittura la finale.
Stagione iniziata male, con le eccellenti cessioni di Nainggolan e Strootman, in aperto contrasto con la volontà del popolo giallorosso, finita peggio con la forzata separazione tra la Roma e Daniele De Rossi, a distanza di appena due anni da un'altra forzata ma inevitabile separazione che vide il saluto al calcio giocato di Totti.
De Rossi si commiata dal suo pubblico e dal suo stadio disputando una partita, di per sé inutile visto che la Roma non poteva ambire a nessun altro traguardo, come il suo solito: grintoso, volenteroso, non dispensando giocate di prima e lanci millimetrici, ma neanche entrate al limite del regolamento, tipiche del suo modo di giocare.
Partita che sarà l'ultima per molti dei protagonisti in campo: come detto De Rossi, ma anche l'arbitro Mazzoleni per esempio.
Ultima in giallorossa molto probabilmente per Dzeko (sommerso di fischi, ingenerosi, al momento del cambio), per Perotti, autore del gol vittoria, e chissà forse anche di Kolarov, Fazio, Pastore.
Di sicuro è stata l'ultima panchina giallorossa per mister Ranieri: anche lui salutato a sorpresa da uno striscione in Sud che lo ha commosso fino a farlo piangere, visibilmente emozionato.
Chiamato a sciogliere una matassa molto ingarbugliata e a centrare un obiettivo quasi impossibile, ci è arrivato molto vicino, ma alla fine ha dovuto arrendersi anche lui.
La Storia romanista si condisce di un altro capitolo, amaro, che solo chi ama questi colori può veramente capire: l'orgoglio e l'attaccamento a certi giocatori, romani e romanisti, non può essere capito da chi non è romanista.
E questo è motivo di vanto.
Per il domani ci attrezzeremo.
Arrivederci, DDR.
Nella foto sopra, De Rossi si commiata dalla sua gente baciando la pista d'atletica sotto la Curva Sud.