AlmanaccoGialloRosso

Scudetto Roma-Bologna 2-3: la Roma non c'è più.

08 febbraio 2020
Roma-Bologna

È dall'inizio del 2020 che la Roma inanella prestazioni a tratti imbarazzanti, ma fino ad ora una sorta di reazione durante le partite stesse si era vista, ed era ciò che faceva guardare perlomeno il bicchiere mezzo pieno.
Ma quella vista contro il Bologna è stata la peggiore Roma della gestione Fonseca vista fin qui anche e soprattutto sotto il profilo emotivo.
È evidente che qualcosa si sia rotto nella testa dei giocatori, quegli stessi giocatori che fino a dicembre giocavano un bel calcio offensivo ed intraprendente, quegli stessi giocatori che non più di due settimane fa avevano messo in imbarazzo la Lazio che veleggia in alto in classifica, quegli stessi giocatori che ora commettono degli errori madornali ed imperdonabili e che appaiono impauriti quando il pallone si avvicina dalle loro parti.
Di certo la Roma ha perso qualità e personalità in campo, con gli infortuni di Zaniolo, Diawara, il rientro a singhiozzo di Cristante e Mkhitaryan, la squalifica di Pellegrini, la perdita del senso del gol di Dzeko.
E probabilmente, come accade ogni volta, anche le voci che stanno girando insistentemente intorno alla vendita della società non aiutano a mantenere alta la concentrazione.
Tutte attenuanti che ci possono stare.
Ma essere sbeffeggiati in quella maniera dal Bologna no, quello non è accettabile.
Fa bene Fonseca ad assumersi le responsabilità senza dare troppo addosso ai suoi giocatori, già abbastanza frastornati e confusi.
Fa bene, soprattutto, a ribadire un concetto fondamentale: dalle crisi non si esce piangendosi addosso, bensì reagendo con coraggio e voglia, affrontando il momento difficile a testa alta.
Già, a testa alta.
Domenica prossima si va in casa dell'Atalanta: una sconfitta sarebbe decisiva per la corsa alla Champions, ma una vittoria cambierebbe di colpo questo momento negativo in un rilancio clamoroso...
Nella foto sopra, i giocatori giallorossi desolati passeggiano per il campo a testa bassa dopo il secondo gol di Barrow, terzo per il Bologna, che fa sprofondare la Roma in una crisi profonda.

Scudetto Sassuolo-Roma 4-2: black-out Roma.

01 febbraio 2020
Sassuolo-Roma

Un primo tempo che ha dell'incredibile.
Dopo la bella prova contro la Lazio di settimana scorsa, che ha fatto gongolare diversi tifosi giallorossi per la bellezza del gioco espresso, anche se il gol ha faticato comunque ad arrivare, la Roma piomba nel peggior incubo possibile senza riuscire a dare una spiegazione.
30 minuti pessimi che, come sottolineato neanche troppo velatamente da Fonseca e Dzeko, non sono ammissibili da una squadra di Serie A, o perlomeno da una squadra che ambisce a posizioni di alta classifica.
Il Sassuolo ogni volta che ha provato ad affondare e a saltare la linea difensiva giallrossa, non ha trovato nessun tipo opposizione: addirittura i 3 gol segnati dai neroverdi nella prima mezzora potevano benissimo essere di più.
Così come il risultato finale poteva essere più ampio se gloi attaccanti di casa non avessero peccato di mira o non fossero stati incredibilmente anticipati sul più bello da Bruno Peres (!!!).
Un primo tempo da incubo, e una ripresa con più determinazione, ma che non ha portato i frutti sperati.
Dopo il gol di Dzeko, la Roma ha spinto di più, e se lo stesso Dzeko fosse riuscito a spingere in rete una clamorosa palla salvata sulla linea di porta forse le cose potevano cambiare.
Di certo non è cambiato un certo atteggiamento "molle" della Roma che, dopo aver accorciato ulteriormente le distanze grazie al rigore segnato da Veretout, esattamente un minuto dopo si è lasciata infilare (nuovamente) da Boga che ha trovato il gol della domenica e ha chiuso definitivamente i conti.
Un minuto dopo. Così come già accaduto in passato, quando la Roma ha subito un gol oltre il 45'. O oltre il 90'. O comunque quando la concentrazione doveva restare al massimo e invece in molti hanno abbassato la guardia.
Quesat Roma, la Roma vista contro il Sassuolo, non può essere quella vera. È evidente.
Ma tutti queste prestazioni altalenanti, a lungo andare, logorano le convizioni. Anche quelle più ferree.
Nella foto sopra, Lorenzo Pellegrini sconsolato davnati ai giocatori del Sassuolo che esultano per l'ennesimo gol segnato: quando lui non si accende, la Roma fatica a decollare.

Scudetto Roma-Lazio 1-1: gioca la Roma, pareggia la Lazio.

27 gennaio 2020
Roma-Lazio

Un derby giocato ad una porta sola, contro una squadra che in diversi (!!!) accreditano come una delle migliori compagini italiane in questo momento e addirittura canditata (!!!) per insidiare la Juve capolista.
La realtà vista ieri, invece, parla di una Roma padrona assoluta del campo, che ha schiacciato costantemente gli avversari nella propria metà campo, non dando mai modo alla Lazio di affacciarsi dalle parti di Pau Lopez, che infatti resterà inoperoso per tutta la partita. O quasi.
Dopo un errore di valutazione di Strakosha, che si lascia anticipare da Dzeko che torna finalmente al gol contro i biancocelesti, sull'unica azione della Lazio in 88 minuti (un calcio d'angolo) il portiere giallorosso restituisce il favore al collega laziale alzando di pugno a campanile un incomprensibile pallone che rimane nei pressi della linea di porta, incespica su Smalling e Acerbi, fino a che il difensore laziale la butta dentro.
Incredulità da più parti, per un errore che sa di clamoroso che ricorda in qualche modo quello che commise anni addietro il povero Goicoechea, errore che costò la panchina al mister Zeman.
Inutile appellarsi ad un eventuale carica dello stesso Acerbi su Pau Lopez: forse lo tocca, forse si appoggia e lo sbilancia, forse lo spinge anche nel momento in cui la butta dentro. Resta l'errore da principiante per un portiere che non più tardi di una settimana fa veniva osannato per aver contribuito in maniera determinante sulla vittoria della Roma contro il Genoa.
Il resto della partita è un monologo giallorosso, con svariati tentativi dei giocatori romanisti di scardinare l'arrocco tirato su da Inzaghi, che nelle ultime 11 gare ha vinto praticamente quasi esclusivamente così, con un gioco di trapattoniana memoria, catenaccio e contropiede.
Ma recriminare serve a poco, e anzi, lascia ancora di più l'amaro in bocca: alla fine conta sempre e solo il risultato, e se non la butti dentro, i tre punti non li porti a casa.
Oltre al palo di Pellegrini subito dopo il pareggio, la Roma ha avuto moltissime altre occasioni per vincere la gara, ma gli errori sotto porta sono stati, alla fine, decisamente troppi.
Senza contare il rigore-non rigore su Kluivert per un contatto con Patric, prima assegnato e poi cancellato con la VAR, probabilmente a ben vedere.
Come già evidenziato nel match contro la Juve in Coppa Italia, la Roma gioca bene, molto bene, a tratti è straripante. Ma sotto porta appare poco cattiva (e a volte anche poco fortunata, è da dirlo) e così facendo, lascia spazio al possibile ritorno degli avversari.
E anche la Lazio, al 90' ha avuto la sua piccola, piccolissima occasione per fare bottino pieno: un tiro da mille metri di Milinkovic che neanche prende la porta.
Ma che ha fatto traballare diverse coronarie dei tifosi giallorossi...
Nella foto sopra, Pau Lopez a testa bassa, probabilmente ripensando al clamoroso errore commesso in occasione del pareggio laziale.

Scudetto Juventus-Roma 3-1: poca Roma, troppa Juve.

23 gennaio 2020
Juventus-Roma

E ancora una volta si esce dall'Allianz Stadium con un pugno di mosche in mano.
Sconfitti senza possibilità di replica, senza aver neanche provato a gettare il cuore oltre l'ostacolo.
Non è tanto un discorso di gioco o di tattica. No. Stavolta è stato proprio un problema di attitudine, di atteggiamento, di mentalità.
E, senza ombra di dubbio, di differenza di qualità nei singoli giocatori.
Nel momento "migliore" della Roma nel primo tempo, quando i giallorossi sembravano tenere bene il campo, è bastata una sgroppata di Cristiano Ronaldo, che tocca sostanzialmente il suo primo pallone della gara e la butta alle spalle di Pau Lopez.
E in questo momento finisce il primo tempo della Roma. Che non riesce a riprendersi e prende altre due sberle senza riuscire a reagire.
Molto infastidito Fonseca, proprio per l'atteggiamento e la poca propensione al sacrificio di alcuni dei suoi, soprattutto del terzetto offensivo, praticamente nullo in avanti e mai presente ad aiutare nel ripiegamento.
Nella ripresa, forse scossi dallo stesso tecnico giallorosso, o magari dal fatto che la Juve forte del triplice vantaggio, la Roma rientra con un piglio diverso, o quantomeno con la voglia di non risultare la vittima sacrificale senza provare a fare qualcosa di buono.
E da una bella azione di Under (comunque in solitario, quasi a giocare solo per se stesso, come spesso gli capita ultimamente...) arriva il gol della bandiera per la Roma.
Gol che poteva significare qualcosa di importante se poco dopo Kalinic non fallisse la più facile delle occasioni colpendo un clamoroso palo ad un metro dalla porta con Buffon ormai fuori causa.
O ancora se Florenzi, in un'azione simile a quella che aveva portato Ronaldo al gol, non si facesse ipnotizzare da Buffon.
Ma forse la differenza (enorme) tra le due squadre sta proprio in questo paragone: stessa azione, ma da una parte c'è Cristiano Ronaldo, dall'altra Florenzi.
Inutile girarci troppo intorno facendo finta di non vedere.
La Roma, questa Roma, non vale la Juve. Punto.
Nella foto sopra, emblematica immagine della gara, con Kolarov che guarda Bentancur che esulta dopo il suo gol, mentre Diawara si dispera e Cristante si allontana a testa bassa.