Scudetto Astra Giurgiu-Roma 0-0: Poco da dire.

09 dicembre 2016
Astra Giurgiu-Roma

Partite come queste, forse, sarebbe meglio non disputarle ed assegnare un risultato d'ufficio.
La Roma già qualificata avrebbe fatto volentiere a meno di questa fredda trasferta in terra romena, anche se ha avuto l'occasione di far esordire alcuni giovani di belle speranze e provare a recuperare o rilanciare altri giocatori poco utilizzati finora.
È il caso per esempio di Gerson, che almeno questa volta ha lasciato intravedere qualche timido accenno di miglioramento, oppure di Iturbe il quale, invece, ha dimostrato ancora una volta di essere diventato un ex giocatore praticamente irrecuperabile.
Peccato, perché anche Spalletti ce l'ha messa tutta per provare a recuperarlo, ma evidentemente ormai lo stesso Iturbe non ha più la voglia di provarci.
Ci ha provato invece Seck, schierato titolare, e Emerson Palmieri che dopo l'ottima prestazione nel derby ha cambiato ruolo e posizione in campo risultando ancora tra i migliori.
La partita aveva ben poco da dire per i colori giallorossi, e anche lo schieramento di Totti dal primo minuto non è servito a vivacizzare il gioco.
Si è rivisto dopo mesi Vermaelen al centro della difesa: pare che i suoi problemi di pubalgia siano finalmente risolti.
Nel finale, poi, spazio ad un altro esordio: anche il giovane Marchizza ha potuto asseggiare l'emozione dell'esordio in prima squadra.
Ora, in attesa del sorteggio di lunedì prossimo in cui bisognerà evitare assolutamente il Manchester United, testa al Milan e alla Juve: le due prossime partite di campionato potrebbero essere già decisive.
E c'è il forte rischio di giocarle senza Strootman, ingiustamente sospeso dal giudice sportivo dopo i fatti del derby che hanno portato all'espulsione di Cataldi.

Scudetto Lazio-Roma 0-2: Roma vittoriosa, come scritto nella storia.

05 dicembre 2016
Lazio-Roma

Qualcuno dall'altra parte del Tevere si era illuso che potesse andare in maniera diversa.
Una squadra con giocatori improbabili che si trova quasi casualmente ad un punto dalla Roma si illudeva di poter scavalcare i giallorossi in classifica e addirittura puntare alla Juve.
Juventus che, detto per inciso, in quattro e quattrotto si è sbarazzata della "rivelazione" e della "bella giovane" squadra dell'Atalanta, tanto per mettere in chiaro la sua indiscussa supremazia...
Tornando al derby, dopo un primo tempo attendista dove forse la Lazio ha avuto un paio di occasioni per impensierire la difesa della Roma, che comunque non è mai andata in difficoltà e ha retto benissimo le avanzate biancocelesti, il secondo tempo è di ben altra fattura.
La Roma torna in campo dagli spogliatoi con un altro piglio, guadagna metri su metri in campo e approfitta della pochezza avversaria per colpirla sul più bello e nella maniera più inaspettata: Wallace, nuovo idolo della tifoseria giallorossa, prova a prendersi gioco in area di Strootman. Strootman, manco uno qualsiasi.
Prova un doppio passo improbabile con un goffo colpo di tacco per superarlo.
Povero.
Strootman gli sfila il pallone con estrema semplicità, tiene lontano con le mani Dzeko (che sarebbe stato in fuorigioco) quasi a dire "Ci penso io" e colpisce con un bel colpo sotto il povero Marchetti.
Tripudio in Curva Sud, o meglio, quello che è rimasto della Curva Sud con Strootman che esulta con estrema calma...
Al rientro in campo, Cataldi in panchina sgambetta Rudiger che non reagisce, Strootman passa da quelle parti e schizza con un po' d'acqua il giovane biancoceleste che reagisce prendendolo per il colletto della maglia: si accende un parapiglia conclusosi con l'espulsione del laziale e l'ammonizione del giallorosso.
Riprende la partita con la Roma padrona del campo e la Lazio che non ne ha più.
Nainggolan parte dal centrocampo, si avvicina neanche troppo all'area avversaria, fa partire un tiro senza troppe convinzioni, anche "zappando" un po' a terra, ma Marchetti che era in altre faccende affaccendato si fa infilare da questo pallone più che innocuo.
2-0 e tutti a casa.
E sì che in molti l'avevano chiamato il "derby scavalco"...

Scudetto Roma-Pescara 3-2: neanche col Pescara possiamo stare tranquilli.

28 novembre 2016
Roma-Pescara

Questa Roma non riesce proprio a lasciare i suoi tifosi tranquilli.
Neanche quando le partite che affronta sono più che abbordabili e si incontra una squadra che da quattro giornate fuori casa non segna neanche una rete.
E che per di più si presente a Roma con una formazione fortemente rimaneggiata.
Per carità, l'importante era vincere per sfruttare al meglio il tonfo della Juve e rimanere agganciati al treno della capolista, e questo obiettivo già dopo 10 minuti era più che acquisito.
Ma stavolta è emerso non solo un calo di concentrazione, dovuto al doppio vantaggio acquisito con largo anticipo e la testa probabilmente già rivolta al derby di domenica prossima, ma anche un'attitudine ben specifica di questa squadra, votata all'attacco e alla verticalizzazione in ogni occasione.
Questa squadra non riesce ancora a capire quando è il momento di provare ad affondare e quando è il caso di rallentare il gioco e addormentare la partita, come nel secondo tempo, quando il Pescara aveva accorciato le distanze e provava il tutto per tutto vedendo che riusciva ad infilare la difesa giallorossa.
Vero anche che con quei giocatori la Roma non può far altro che verticalizzare in continuazione, ma allora perché non provare ad inserire De Rossi al fianco di un impacciato Gerson e rimanere a palleggiare nei dintorni del centrocampo, aspettando che il Pescara perda la convinzione di potercela fare e si spenga la partita?
E invece no, tornati a distanza di due reti grazie al rigore di Perotti, Spalletti decide di inserire Totti, altro giocatore che punta tutto sul gioco di prima in verticale: ed ecco che il Pescara ruba palla e riparte, trovando il gol del 3-2 e un finale da brividi.
Spalletti fa bene a spegnere sul nascere le polemiche sugli atteggiamenti: importante era vincere e si è vinto. Punto.
Ma sa altrettanto bene che non tutto funziona al meglio.
Ma ora bisogna chiudersi a "testuggine", lavorare in silenzio, e domenica scendere in campo pancia a terra: la Lazio è veramente poca cosa, ma i risultati, si sa, esaltano e danno fiducia anche a chi dovrebbe occupare ben altri posti nella classifica...
Commenti (1)

Scudetto Roma-Viktoria Plzen 4-1: Tutto troppo facile.

25 novembre 2016
Roma-Viktoria Plzen

Ma comunque la concentrazione, a volte, non si sa dove sia.
Sarebbe troppo facile oggi parlare della sonora vittoria dei giallorossi contro il Viktoria Plzen (che comunque all'interno del Girone E è la squadra col coefficiente Uefa più alto di tutte...).
D'altronde la differenza tecnica tra le due squadre è abissale, per cui il risultato era ampiamente scontato.
Eppure, nonostante tutto, e gli splendidi gol di Dzeko (soprattutto il primo) e la "rabona" di Perotti (che ovviamente voleva essere un cross) bisogna continuare a parlare della concentrazione della squadra, che in alcuni momenti sparisce facendo calare la nebbia sulle idee dei giocatori della Roma.
Lo sa bene Spalletti, che a fine partita, dopo aver elogiato i suoi giocatori e comunque ricordato che fino ad ora la Roma ha fatto nient'altro che il suo, ha subito dopo redarguito alcuni dei suoi che ancora una volta hanno fallito l'occasione per dimostrare di essere concentrati anche in partite di scarso spessore tecnico come questa contro il Viktoria.
Non a caso è stato preso un gol (l'ennesimo) e stavolta di testa, a difesa più che schierata, dal più piccolo tra gli attaccanti avversari (che doveva essere marcato da quel colosso che è Fazio).
E Salah, che sembra non essere più concentrato e quindi decisivo sotto porta come lo era fino ad un paio di settimane fa: ma siamo sicuri che già dalla prossima domenica saprà rispondere in campo alle critiche del suo allenatore.
Capitolo a parte, invece, per Iturbe: Spalletti sta facendo di tutto per tentare di recuperare il giocatore che era un tempo, ma anche per lui ormai il tempo sembra essere scaduto. Non basta più la voglia che indubbiamente mette in campo. A questa Roma serve altro. Altro che lui, purtroppo, sembra non avere più.
Ultima considerazione: ma Gerson?