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Scudetto Spal-Roma 2-1: Qualcuno salvi questa Roma...

18 marzo 2019
Spal-Roma

Chi si era illuso dopo la partita vittoriosa contro l'Empoli, aveva sbagliato di grosso.
Anche perché non è che contro i toscani la Roma avesse offerto una prestazione così brillante da cacciare via tutte le nubi che sopra Trigoria, anzi.
Ma si sperava quanto meno in una reazione d'orgoglio di questa squadra, da parte di questi uomini che non solo hanno mandato in malora un'intera stagione, ma alla fine sono riusciti anche nell'intento (non troppo velato) di mandare via l'ennesimo allenatore da questa società.
Ed invece no, come al solito in settimana messaggi profetici, annunci altisonanti: "Saranno undici finali", "Dobbiamo vincerle tutte", "Saremo uomini".
Puntualmente, alla prima difficoltà successiva, rieccoli piombare nello sprofondo.
E non contro la Juventus o il Napoli. No. Contro la piccola Spal.
Che contro la Roma è apparsa a tratti il Real Madrid, per quanto erano scarichi i giallorossi.
Scarichi di mente, di gambe, di cuore. Ma a questo punto, è giunto il momento anche di valutare le effettive capacità tecniche di molti di questi giocatori.
Giocatori fortemente voluti dall'ex DS Monchi: anch'esso arrivato a Roma come il mago del mercato, quello che tutti volevano, addirittura le grandi squadre del nord Europa si erano mosse per lui.
Si erano talmente mosse che alla fine questo "fenomeno" è tornato al Siviglia. Curioso, no?
Ancora una volta prove imbarazzanti da parte di Kluivert, Karsdorp (ennesimo gol incassato per colpa sua), Nzonzi, Juan Jesus.
Ranieri ha voluto testare anche lui l'accoppiata Dzeko-Schick, e speriamo che abbia capito immediatamente che entrambi in campo insieme non possono stare, si pestano i piedi. Perché Schick non è un giocatore da 42 milioni. E anche Dzeko lo ha capito, tanto che con lui in campo si innervosisce non poco.
Ha fatto bene il tecnico a fine gara a far presente ai propri giocatori che senza Champions, in casa Roma molti cambieranno aria.
Ma siamo così sicuri che molti di questi vogliano restare su questa barca alla deriva in balia del mare grosso anche il prossimo anno?
Nella foto sopra, un imbarazzante Kluivert prova a concludere felicemente un passaggio.

Scudetto Roma-Empoli 2-1: esordio bagnato per Ranieri.

12 marzo 2019
Roma-Empoli

Esordio fortunato.
Claudio Ranieri è stato chiamato a sciogliere una ingarbugliata matassa lasciata non tanto da Di Francesco, esonerato dopo l'eliminazione dalla Champions Leauge per mano del Porto, ma da tutta una situazione che si è venuta a creare all'interno di Trigoria, dalla dirigenza fino ai giocatori, ormai non più stimolati a seguire i dettami dell'ex allenatore giallorosso.
Ranieri ha risposto subito "Presente!" alla chiamata della Roma, lui, che neanche 10 anni fa sfiorò l'impresa di andare a vincere lo scudetto quando prese anche allora la Roma in corsa.
Una Roma sfiduciata, sfiancata dalla telenovela con Spalletti, con dei giocatori ormai sull'orlo di una crisi di nervi.
Come ora, più o meno.
Ma ora l'obiettivo è relativamente più facile da raggiungere (la zona Champions dista appena 3 punti) ma con poche, pochissime partite a disposizione (dopo ieri ne mancano 11 al termine della stagione).
In più, tra squalifiche ed infortuni vari, Ranieri aveva a disposizione contro l'Empoli, che si sta giocando una difficile salvezza, una rosa ridotta all'osso, tanto da dover attingere a piene mani dalla squadra Primavera.
Eppure la partita si era messa come meglio non poteva: dopo pochi minuti El Sahharawy trovava una parabola perfetta per il gol dell'1-0.
Tutto semplice, sembrava. Ed invece un incredibile autogol di Juan Jesus (ma come ha fatto a sbagliare porta?) rimetteva tutto in discussione.
Ma la Roma c'era, perlomeno non si faceva abbattere e provava a reagire, con confusione, senza idee chiare, ma cercando di pressare e lottando (a volte molto male) su ogni pallone.
Così Schick, di forza, trovava il gol del nuovo vantaggio giallorosso.
L'Empoli però non mollava e intravedeva delle falle nell'assetto difensivo della Roma e provava a sfruttarle, senza troppa convinzione.
Le fatiche accumulate e la scarsa condizione a lungo andare si è fatta sentire sulle gambe di molti giocatori giallorossi e l'espulsio (forse eccessiva) di Florenzi ha rimesso tutto in discussione negli ultimi minuti.
Minuti finali cruciali, tanto che l'Empoli era riuscito anche a trovare il gol del pareggio con Krunic, fino a quel momento oggetto misterioso della gara.
Ma per fortuna stavolta l'arbitro ha deciso di andare a controllare la Var, come avrebbe dovuto fare mercoledì scorso anche il suo collega internazionale, rendendosi conto che l'azione era viziata da un fallo di mano per cui tutto annullato.
Nonostante i 3 punti, l'impresa di mister Ranieri appare lunga e difficile, ma come lui stesso ha ammesso la prima (e forse unica) cosa che conta è vedere in campo giocatori che danno tutto.
Tutto quello che, purtroppo, fino ad ora non hanno dato. Condannando Di Francesco all'esonero.
Nella foto sopra, mister Claudio Ranieri tornato ad indossare i colori giallorossi sulla panchina della Roma.

Scudetto Porto-Roma 3-1: la Roma decide di uscire.

07 marzo 2019
Porto-Roma

Premessa d'obbligo: la Var utilizzata come è stata utilizzata ieri contro il Porto serve solo per alimentare ancora di più le polemiche, e a creare alibi (giustissimi) ad una squadra che ha fatto di tutto (anzi, niente) per uscire da questa Champions League.
A conti fatti, la Roma è stata derubata perché se è vero come è vero che il rigore provocato dall'ingenuità di Florenzi (tra l'altro non nuovo a queste "follie" a tempo quasi scaduto) era un rigore netto e da fischiare, è altrettanto vero che lo sgambetto, anche se involontario, subito da Schick poco dopo è un altro rigore nettissimo. E non si capisce per quale motivo l'arbitro Çakir non sia andato neanche a visionare la Var.
Tutto ciò premesso, la Roma vista ieri sera ha meritato di essere eliminata da una squadra non eccelsa, ma che ha creduto fino alla fine al passaggio del turno.
La Roma, se si escludono le due occasioni capitate sui piedi di Dzeko nel secondo tempo supplementare, quando il Porto era alle corde e non ne aveva più per provare a recuperare in difesa, non ha fatto neanche un tiro in porta che ha minimamente impensierito Casillas.
Al contrario Olsen ha avuto diversi grattacapi dalle sue parti, e in un paio di occasioni ha permesso ai suoi compagni di squadra di poter arrivare fino ai tempi supplementari.
Una squadra falcidiata dagli infortuni, con Fazio addirittura in tribuna e che ripropone una difesa a 3 con Juan Jesus e l'ex Marcano in campo, con uno Nzonzi che in tutta la stagione non ha mai dato la sensazione di essere un giocatore all'altezza, un Karsdorp che è evidentemente un ex giocatore, che si affidava o al lancio lungo per Dzeko o allo schema "palla a Perotti e incrociamo le dita", non può pensare minimamente di competere a certi livelli. Neanche contro il Porto.
Le lacrime di disperazione di Florenzi al termine della gara sono un tuffo al cuore: di certo lui è un tifoso giallorosso, e sa il suo errore costa molto caro alla sua squadra (anche in termini economici), errore arrivato tra l'altro dopo una partita attenta e diligente, in cui in più di un'occasione ha sbrogliato situazioni complicate.
Fatto sta, però, che il Florenzi visto in questa stagione è il lontano parente del giocatore ammirato gli anni scorsi, che tutti applaudivano ed ammiravano.
Così come il mister Di Francesco, probabilmente giunto al termine della sua avventura in giallorosso.
La sua Roma (e di Monchi) non ha mai avuto una vera identità di gioco, troppo spesso spiazzata dai continui cambi di modulo per mettere a proprio agio questo o quel giocatore, per far felice questo o quel giornalista, per azzittire questo o quel tifoso.
Di Francesco non ha voluto rilasciare nessun tipo di dichiarazione, forse perché sta aspettando notizie da Boston.
Questa Roma non sembra neanche una lontana parente di quella che pochi mesi fa annichillì il Barcellona all'Olimpico e sfiorò la finale di Champions League. Molti giocatori sono cambiati, certo, ma l'identità di gioco e la grinta che fu messa in campo all'epoca è completamente sparita.
Al netto degli errori dell'arbitro e del furto subito all'Estadio do Dragao.
Nella foto sopra, le lacrime di Florenzi al termine della gara. La sua sciocchezza ha condannato la Roma all'eliminazione.

Scudetto Amichevoli 1967-1968: La grande illusione.

06 marzo 2019
Amichevoli 1967-1968

Dopo la deludente stagione precedente, la dirigenza giallorossa stavolta decide di fare le cose per bene.
Una campagna acquisti oculata, che punta su dei giovani più che promettenti (Taccola, Cordova e Capello) ma anche a dei giocatori affermati (Jair e Pelagalli).
La guida tecnica, invece, è affidata ancora al Mago di Turi, quell'Oronzo Pugliese che rende felici i vari quotidiani sportivi che lo seguono.
La Roma parte forte, e illude praticamente tutti: alla settima giornata, dopo aver espugnato il temibile e difficile campo juventuno, i giallorossi si ritrovano addirittura in testa alla classifica in solitaria.
Si grida al miracolo e si fanno sogni di gloria, ma l'illusione dura appena due giornate: la Roma prima cade sul campo del sorprendente Varese e poi cede il passo al Cagliari all'Olimpico.
Qualcosa evidentemente si rompe nel meccanismo giallorosso ma anche nello spogliatoio: più volte Peirò e Pugliese si scontrano, e addirittura prima dell'amichevole contro il Marino il 22 Febbraio 1968, il giocatore viene invitato dall'allenatore a rimettersi i vestiti borghesi e a tornare sul pullman, perché tanto per lui non ci sarà spazio né in quell'amichevole né tantomeno nella successiva trasferta di campionato sul campo del Bologna.
La Roma cade sempre più giù, e alla fine terminerà peggiorando addirittura la classifica dell'anno prima, posizionandosi all'undicesimo posto.
Non bastano i tanti gol segnati dall'emergente Giuliano Taccola né le giocate di quel Fabio Capello che di lì a poco esploderà definitivamente nel panorama calcistico italiano.
Delle tante amichevoli disputate in stagione, tra precampionato e Coppa delle Alpi (giocata al termine in coda al campionato), da menzionare due inaspettate sconfitte contro il Pescara ed il Genoa, mentre proprio in Coppa della Alpi l'unica sconfitta contro il Kaiserslautern pregiudica la possibilità di disputare la finalissima per l'assegnazione del trofeo.
Nella foto sopra, l'unico gol segnato con la maglia della Roma da Enzo Robotti, nell'amichevole contro la Tevere Roma il 17 Settembre 1967.