AlmanaccoGialloRosso

Scudetto Viktoria Plzen-Roma 2-1: mediocrità allarmante.

14 dicembre 2018
Viktoria Plzen-Roma

La Roma umiliata anche a Plzen, contro un'altra squadra di bassa caratura, che probabilmente in Italia farebbe fatica anche a salvarsi, sotto la neve e rimasta di ghiaccio.
Qualificazione già assicurata, ok, ma la prestazione di Champions League, l'ennesima prestazione di questo livello, lascia perplessi e con l'amaro in bocca.
Una squadra senza gioco, senza carattere, senza idee. Una squadra mediocre, appunto.
Una mediocrità che non solo è inconcepibile, perché anche in questa partita in cui mancavano diversi titolari, facendo il gioco delle figurine molti di quelli scesi in campo sono di gran lunga migliori di quello che hanno fatto vedere.
Una mediocrità che è soprattutto allarmante: purtroppo da troppi giorni questi protagonisti si lasciano andare a dichiarazioni del tipo "Dobbiamo avere il sangue agli occhi", "Le prossime saranno tutte finali", "Voglio vedere grinta e determinazione", "D'ora in poi solo uomini veri in campo".
E puntualmente, quando si arriva a dichiarazioni del genere, è più o meno sempre risultato chiaro che il percorso dell'allenatore sulla panchina della Roma fosse giunto al capolinea.
Ci è passato già Luis Enrique (che nel suo unicum arrivò fino a fine stagione), poi Garcia, ora a meno di clamorosi cambi di rotta, toccherà a Di Francesco.
Forse già domenica prossima dopo la partita col Genoa. O forse una settimana più tardi dopo la trasferta allo Juventus Stadium, chissà.
La partita contro il Viktoria Plzen ha dimostrato a chi avesse ancora qualche dubbio che l'allenatore giallorosso, per quanto ce la possa aver messa tutta (e possa aver commesso degli errori, questo è innegabile), è rimasto solo.
Abbandonato da tutti i suoi giocatori. Anche da quelli più o meno rappresentativi.
Gli altri, chi pensa più al proprio tornaconto personale, chi già si sente un ex di questi colori, hanno fatto il resto, passeggiando per il campo in attesa del fischio finale della partita, senza lasciare la benché minima traccia del loro passaggio sul terreno di gioco.
Peccato. Questa Roma non era stata attrezzata per arrivare fino in fondo a tutte le competizioni.
Ma non è stata attrezzata neanche per fare queste figure penose e prive di voglia di fare.
Nella foto sopra, la desolazione di Manolas a fine gara sotto i tifosi giallorossi.

Scudetto Amichevoli 1957-1958: ennesimo cambio in panchina.

11 dicembre 2018
Amichevoli 1957-1958

La storia della Roma è sempre stata costellata da un unico, lungo filo conduttore, che evidentemente si sta protraendo fino ai giorni nostri: la non capacità di programmare a lungo termine con la conseguente smania di provare a vincere (senza riuscirci) cambiando compulsivamente allenatori uno dopo l'altro.
È il caso (anche) della stagione 1957-1958: dopo un lungo tira e molla, sulla panchina giallorossa arriva il semisconosciuto (se non del tutto sconosciuto) sir Alec Stock, dal passato per nulla glorioso e autentica scommessa fatta dall'allora dirigente sportivo Gigi Peronace.
Il nostro Stock fece estrema fatica ad adattarsi al calcio italiano, completamente diverso da quello inglese, e dopo appena 4 mesi, complice un ritardo (voluto?) nell'arrivare alla stazione Termini per prendere il treno per la trasferta a Napoli, viene dapprima sospeso e poi definitivamente allontanato dalla direzione tecnica della squadra.
Squadra che comunque non è tra le migliori degli ultimi anni (pochi gli innesti dal mercato e ancora meno quelli pescati nelle giovanili) e che dopo l'esonero di Stock viene affidata alla guida di Gunnar Nordahl, ormai sul viale del tramonto per quanto riguarda il calcio giocato.
Alla fine della stagione, comunque, i giallorossi arriveranno ad un discreto quinto posto in classifica, venendo però eliminati al primo turno della rediviva Coppa Italia.
Poche amichevoli di spessore durante l'anno: degne di menzione una trasferta a Basilea conclusasi 3-3 e l'ultima amichevole contro la Nazionale Militare, che di lì a poco avrebbe giocato il mondiale militare in Egitto.
Nella foto sopra, Dino Da Costa in azione contro la FEDIT nell'amichevole precampionato.

Scudetto Cagliari-Roma 2-2: Buffoni!

10 dicembre 2018
Cagliari-Roma

Non è ammissibile una cosa del genere. Su nessun campo di calcio in nessuna categoria.
Una partita che era cominciata nel migliore dei modi col gol di Cristante e che si era messa ancora meglio dopo il gol del raddoppio di Kolarov.
Tutto faceva presumere, finalmente, una giornata tranquilla e rilassante in attesa di scoprire i risultati delle altre gare di Serie A.
E invece no. L'improbabile e l'impossibile è accaduto.
In 5 minuti la Roma ha fatto registrare un possibile nuovo record, perché difficilmente è mai accaduto ciò che è successo a Cagliari.
Il secondo tempo, come troppo spesso è accaduto in questa stagione, ha mostrato il lato peggiore dei giallorossi: stanchi, svogliati, troppo individualisti in alcuni giocatori, troppo assenteisti in altri.
Ma il doppio vantaggio, comunque, lasciava tutti più o meno tranquilli.
Tranne Di Francesco, che ci ha messo probabilmente anche del suo con dei cambi scellerati (che a fine gara giustificherà peggiorando la situazione e sancendo di fatto lo strappo con la squadra: "Avete visto chi avevo in panchina?") che non sono serviti a nulla se non a dare maggiore fiato al Cagliari, che a 5 minuti dalla fine accoricava le distanze con Ionita (Florenzi a cosa stava pensando? Se si è deciso che faccia il terzino, per favore, insegnategli bene i movimenti: già nel primo tempo è servito un super Olsen a tappare una sua, ennesima, falla difensiva...)
Il finale è tragicomico, neanche da campetto di periferia, probabilmente più da scuola calcio: 5 minuti di recupero, nell'ultimo un lancio sventato da Olsen che subisce fallo e l'arbitro espelle ben due calciatori cagliaritani per proteste. Partita virtualmente finita, quindi, la testa è già sull'aereo di ritorno.
E invece no. Dopo essersi ripreso, Olsen invece di traccheggiare e giocare la palla a qualcuno vicino (ma chi? Tutti erano praticamente scappati...) rinvia lungo, neanche troppo. L'arbitro non fischia, ma mancano davvero pochi secondi a tale evento.
La palla arriva sui piedi dei cagliaritani, perché i giallorossi, tutti, nonostante in quel momento ci fossero ben 5 difensori, non sono riusciti ad intercettare il pallone, lancio lungo, alla disperata del centrocampo cagliaritano, difesa giallorossa messa alla "volemose bene", anzi, "volemose male", Manolas che si inventa un intervento volante che manco fosse sulla spiaggia al mare (intervento che ovviamente che va a vuoto) e Sau che si ritrova lanciato a rete come solo nei nostri peggiori incubi.
Il 2-2 finale è inevitabile.
Di chi è la colpa? Di tutti, nessuno escluso. Dal presidente, a tutta la dirigenza, fino all'ultimo dei giocatori in panchina, compresi i Primavera, ai massaggiatori, ai preparatori atletici, ai medici (chi sarà il prossimo infortunato di lunga degenza?), al tecnico, ora a vero rischio panchina.
La colpa è di tutti.
Ma, almeno stavolta, non di quei tifosi che secondo qualcuno "non capiscono niente di calcio". Loro lasciateli stare, veramente. Non proferite più una parola nei loro riguardi.
Nella foto sopra, Di Francesco, che anche i tifosi ormai hanno messo sul banco degli imputati.

Scudetto Amichevoli 1956-1957: aria di smobilitazione.

06 dicembre 2018
Amichevoli 1956-1957

La dirigenza giallorossa decide di rinnovare la rosa anche a scapito della qualità lasciando partire i vari Cavazzuti, Pandolfini, Galli e Nyers, cercando comunque di rimpiazzare alcune pedina con nomi di spicco, Gunnar Nordahl su tutti, che però evidentemente hanno perso lo smalto dei giorni migliori.
La stagione si apre con la tournée in Venezuela per la Pequena Copa del Mundo, contro Porto, Real Madrid e Vasco da Gama, tournée che servirà solo a fiaccare i già stanchi giocatori italiani, reduci da un'annata massacrante.
Durante l'anno varie gare amichevoli consentono a Sarosi di provare anche alcuni giovani delle minori giallorosse, tra cui Compagno, Marcellini e Baccarini, ma solo i primi due avranno poi le capacità tecniche per poter inserirsi definitivamente in Prima Squadra.
Dopo un'amichevole contro la fortissima squadra ungherese dell'Honved, dove milita un certo Puskas, squadra che ha problemi a rientrare in patria a seguito della "Rivoluzione Ungherese del 1956", la Roma decide di tesserare Zoltan Czibor, fortissimo attaccante già tre volte Campione d'Ungheria.
Purtroppo per i giallorossi, la FIFA blocca il tesseramento dei trasfughi ungheresi, per cui nessuno di quelli che furono tesserati da altre squadre, poterono scendere mai in campo in partite ufficiali, compreso quindi Czibor.
La stagione continua tra pochi alti e molti bassi, tanto che Sarosi verrà rimosso dall'incarico di allenatore per far nuovamente spazio a Guido Masetti, traghettatore della Roma fino a fine stagione.
Stagione che si concluderà con un anonimo (e rischiosissimo) quindicesimo posto e la tournée in Grecia, ad Atene, dove incontrerà prima il Panathinaikos e poi l'AEK.
Nella foto sopra, saluti iniziali tra Venturi e Puskas, i due capitani rispettivamente della Roma e dell'Honved.