Scudetto Stagione 1964/1965: La colletta del Sistina.

18 maggio 2016
Roma-Napoli

L'arrivo di Juan Carlos Lorenzo, strappato alla Lazio, sembra poter riportare la Roma in carregiata, ma la Roma è ormai in coma dal punto di vista economico.
Il presidente Marini-Dettina è in evidente difficoltà nel tenere i conti della società in ordine e la campagna acquisti si limita a Nicolè, attaccante juventino ormai in declino a causa dei suoi noti problemi di peso, oltre al ritorno di Schnellinger dal Mantova.
Inoltre, Sormani viene ceduto alla Sampdoria in cambio di Tamborini e Tomasin.
Partono anche Malatrasi e Orlando, continuando lo smantellamento qualitativo della rosa, ormai in atto.
Lorenzo non riesce a raccapezzarsi e alla fine, dopo un pessimo andamento in campionato, che rischia in più di un'occasione di avvicinare la Roma nelle zone pericolose della classifica, arriva un malinconico decimo posto che testimonia in maniera più che eloquente quanto sta succedendo e la fine di ogni ambizione...
Durante l'anno viene vinta la Coppa Italia della precedente stagione, mentre in quella in corso la Roma viene eliminata dall'Inter (che vincerà praticamente tutto, compresa la Coppa Campioni e la Coppa Intercontinentale tranne proprio la Coppa Italia) in semifinale.
Anche in Coppa delle Fiere il cammino dei giallorossi non è molto più felice che nelle altre competizioni, uscendo al terzo turno contro il Ferencvaros.
Ma la stagione 1964/1965 verrà ricordata per sempre soprattutto per la famosa "Colletta del Sistina".
Nei giorni di Natale del 1964 si scrisse uno dei giorni più tristi della storia della Roma.
Mancavano i soldi per la trasferta di Vicenza, sicché l'allenatore (ex laziale) Lorenzo indisse - all'insaputa di Marini-Dettina - una colletta al Sistina per il 31 dicembre, facendo venire i giocatori senza che gli fosse detto della cosa.
Vennero raccolte 800mila lire, che vennero rifiutate da Marini-Dettina e date in beneficenza agli alluvionati del Vajont.
I giocatori pagarono di tasca propria la trasferta a Vicenza e per il resto della stagione vennero insultati su tutti i campi con lanci di monetine...

Scudetto Milan-Roma 1-3: alla Roma non riesce il miracolo

15 maggio 2016
Milan-Roma

E finisce così anche questo campionato.
Alla Roma di Spalletti, la splendida Roma di Spalletti, non riesce il miracolo di centrare il secondo posto in campionato che vorrebbe dire accesso diretto alla Champions League, non tanto per demeriti propri (in questa giornata), quanto per il turno favorevole al Napoli che si sbarazza facilmente (fin troppo) del già retrocesso Frosinone, con una tripletta di Higuain (anche su queste marcature dell'attaccante napoletano c'erano pochi dubbi prima della partita...) che fissa il nuovo record di reti segnati in serie A a 36 gol, battendo il precedente recordi di 35 gol di Nordahl.
Sulla partita c'è ben poco da dire: troppo ridicolo questo Milan allenato da un inutile Brocchi, impalpabile, poco convinto, mal messo in campo, con giocatori effettivamente improponibili; troppo in palla questa Roma che si diverte a giocare e che riesce a mandare in gol anche Emerson Palmieri (primo gol in serie A) che con Spalletti ha trovato sicuramente più spazio e attenzione che con Garcia.
Garcia, appunto.
Tirando le somme della staione, non si può non tenere in considerazione il girone d'andata, guidato appunto da Garcia.
Fino al derby d'andata la Roma giocava e sembrava aver trovato il giusto feeling con l'alta classifica, tant'è vero che per un paio di giornate è stata anche in testa in solitaria. Ma poi è successo qualcosa di ingiustificabile nelle gambe dei giocatori (ma soprattutto nella testa).
Una serie interminabile di partite senza vittorie, la vergogna della sconfitta in Coppa Italia contro lo Spezia.
E poi la dirigenza che non ha avuto il coraggio di rimuovere prima dall'incarico il tecnico francese.
Ritardo che, verosimilmente, è costato il secondo posto alla squadra giallorossa, se è vero come è vero che la Roma presa in mano da Spalletti non si pensava potesse neanche centrare l'obiettivo minimo dell'Europa League e che invece è arrivata ad un passo dall'accesso diretto alla Champions League.
E per finire, la grana Totti.
O meglio, la grana del contratto di Totti. Che ad oggi ancora non è stato firmato (o forse proposto, chissà).
In pratica ad oggi bisognerebbe pensare a Totti come un ex giocatore.
Ma non ci si può pensare, sinceramente.
Totti è (e deve restare) ancora un giocatore della Roma. Non ci possono essere alternative.
Ora qualche giocatore partirà, qualcun altro arriverà. Il mercato giallorosso è già partito e durerà tutta l'estate che abbiamo davanti.
Con il rammarico (purtroppo) che la stagione comincierà ben prima che il mercato estivo termini...

Scudetto Roma-Chievo 3-0: 600 uniche emozioni. Grazie Capitano!

09 maggio 2016
Roma-Chievo

Una passerella più che una partita quella della Roma contro il Chievo.
I clivensi hanno fatto il loro dovere, hanno onorato la partita, facendo compiere a Szczesny anche un paio di interventi importanti (bellissimo il primo su Floro Flores) e solo nella ripresa hanno tirato i remi in barca, lasciando la festa e i festeggiamenti ai giocatori giallorossi.
Questa vittoria, purtroppo, non permette alla Roma di scavalcare il Napoli (vincente a Torino) e ormai un possibile accesso diretto alla prossima Champions League è ormai da escludere dato che il Napoli sabato prossimo affronterà in casa il già retrocesso Frosinone, ed è difficile pensare che i frusinati non passino per vittime sacrificali alla festa del San Paolo.
Oltretutto è difficile pensare che i napoletani si facciano sfuggire la Champions League all'ultimo giornata proprio come lo scorso anno...
La partita ha, inevitabilmente, detto poco di più di quanto già non avevano detto le altre partite su questa "nuova" Roma targata Luciano Spalletti: la squadra ha finalmente un gioco, ben preciso, che sa cambiare all'occorrenza e sa modellarsi in base agli avversari, ma anche modellare gli avversari alla propria fisionomia.
In pratica, Spalletti se non è riuscito nel "miracolo" di portare la Roma in Champions League dalla porta principale (come ai più sembrava l'obiettivo minimo ad inizio stagione) è comunque riuscito nel "mezzo miracolo" di risollevare le sorti di una squadra che un girone fa era ormai abbandonata a se stessa, in balia degli eventi, con un allenatore che non riusciva più a farsi seguire e con dei giocatori che non avevano la benché minima intenzione di seguirlo.
Per questo bisogna riconoscere a Spalletti i giusti meriti per questa che è indubbiamente un'impresa.
Da più parti si dice che anche quest'anno purtroppo la Roma sarà costretta a vendere uno dei suoi pezzi pregiati per poter fare il giusto mercato e coprire alcune scadenze che la dirigenza giallorossa ha.
Vedremo, ed è curioso il fatto che contro il Chievo hanno segnato proprio i tre giocatori che sono tra i più forti indiziati a lasciare la Roma per fare "cassa".
Certo è, però, che chiunque se ne andrà e chiunque lo rimpiazzerà, se i giocatori continueranno a seguire in questo modo i dettami del proprio allenatore, ci sarà poco da preoccuparsi: la Roma, questa Roma, c'è. E ci sarà anche il prossimo anno.
Così come pare ormai scontata (anche se non è ancora certo...) la presenza il prossimo anno del più forte giocatore giallorosso di tutti i tempi: Francesco Totti.
Contro il Chievo ha toccato quota 600 presenze in serie A, tutte con la Roma ovviamente, e anche se non ha segnato come accaduto nelle ultime uscite, ha servito un assist al bacio per il terzo gol di Pjanic e lo stadio si era (quasi) riempito quasi esclusivamente per dedicargli il giusto tributo.

Scudetto Genoa-Roma 2-3: Totti e Dzeko abbattono la sfortuna.

03 maggio 2016
Genoa-Roma

La Roma non molla. Nemmeno di un centimetro.
Spalletti lo aveva promesso, i suoi giocatori hanno mantenuto fede alla promessa.
La certezza del terzo posto, arrivata grazie alla sconfitta dell'Inter, non ha appagato la sete di vittoria dei giallorossi, che a Genova sono entrati in campo con il solo obiettivo di vincere e mettere pressione al Napoli, che aveva indubbiamente un impegno meno gravoso della Roma.
E dopo pochi minuti i giallorossi erano già in vantaggio, grazie al solito Salah che ha concluso in rete una bella azione corale del reparto avanzato della Roma.
E hanno continuato a macinare gioco, creare occasioni da gol, colpire ai fianchi gli avversari che solo in rare occasioni riuscivano ad uscire dalla propria metà campo e ad avvicinarsi alla porta di Szczesny.
Su una palla persa dal rientrante Strootman (maledizione!) il Genoa però trovava il pareggio con l'ex Tachtsidis, ma nonostante ciò gli uomini di Spalletti non si abbattevano e continuavano a cercare la via del gol, che solo la sfortuna e la scarsa mira di Nainggolan e El Shaarawy non riusciva ad arrivare.
Lo stesso Strootman, al rientro da titolare dopo oltre 400 giorni, non si faceva abbattere dal suo errore, e anzi proprio da questo riusciva a trarre le motivazioni giuste per spingere in avanti i compagni di squadra.
Nella ripresa un grossolano errore di Maicon (ormai c'è la certezza che non lo vedremo più l'anno prossimo con la maglia giallorossa...) regala il vantaggio al Genoa.
Ma l'ingresso di Totti avvenuto pochi minuti prima, come nelle precedenti gare aveva dato la scossa decisiva alla squadra: le sue giocate sono state anche questa volta una spanna sopra quelle dei restanti 21 giocatori in campo.
Con una giocata delle sue si guadagna una punizione dal limite, e con una punizione delle sue raggiunge il pareggio per la Roma e il gol in maglia giallorossa numero 304: ormai è ben oltre la leggenda.
La Roma ci crede nella vittoria e il Genoa ormai è alle corde: De Rossi lancia un (finalmente!) positivo Dzeko in area che non ci pensa due volte a servire al centro l'accorrente El Shaarawy per il gol vittoria.
Il Napoli vince con l'Atalanta, come da pronostico, ma la Roma c'è ed è viva, anche in questo finale di stagione che, chissà, magari domenica prossima potrebbe regalare una bella sorpresa agli uomini di Spalletti.
Ha ragione il tecnico della Roma: bisogna fare i complimenti ai suoi giocatori per quello che hanno fatto in questo girone di ritorno.
Ma bisogna fare i complimenti soprattutto a lui per la mentalità e la voglia di vincere che ha instillato nei suoi giocatori anche in questo finale di stagione, in cui sarebbe stato facile addormentarsi sugli allori. Come, purtroppo, già accaduto in passato.